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CRAC GRECIA/ L’Europa riuscirà a resistere fino a novembre?

Pubblicazione:giovedì 3 giugno 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Per evitare ciò occorrerebbe che i titoli pubblici fossero dell’Unione Europea a tassi bassi pagati dai singoli Paesi che ne hanno bisogno, ma evitando che la loro debolezza determini peggioramento delle loro condizioni. Ma ciò significherebbe, da parte dei Paesi “forti” rinunciare a un po’ di esportazioni e a un po’ di competitività relativa. È difficile che lo facciano: sono egoisti, pronti a prestare soldi e anche a perderli, ma non a ceder potere.

 

Come giudica la recente manovra finanziaria italiana?

 

Penso che si muova nella vecchia logica di mostrare quanto siamo bravi e affidabili invece di trovare strade comuni e alternative; perciò è un segnale di debolezza. Potrebbe addirittura risultare controproducente e innescare l’esigenza di fare qualcosa di più pesante dopo le aste di novembre; ma un singolo Paese può fallire nel fronteggiare i modi degli speculatori sovranazionali.

 

Quali sono le priorità che dovrebbe avere il governo italiano?

 

Dovrebbe cercare, prioritariamente, di riaprire tutto il discorso sui parametri di Maastricht. Uscire dalla logica fallimentare dettata dalla schizofrenia tra convergenza (su parametri finanziari solo arbitrari nella natura e nel livello quantitativo che son già tutti belli e saltati) e coesione che dovrebbe compensare i disastri della prima. Occorrerebbe muoversi su una sola logica, di convergenza, ma su parametri reali e scientifici come la crescita potenziale di ciascun Paese; per stabilire il pareggio del bilancio pubblico a riguardo della spesa corrente, coperta da tassazione, da una parte e, dall’altra, gli investimenti che, invece, sono una funzione del futuro: non si basano semplicisticamente sulla disponibilità di risorse.

 

Come giudica la decisione del governo tedesco di impedire le vendite allo scoperto di certi titoli? Hanno una qualche valenza finanziaria oppure sono un mero tentativo politico, per tentare di salvare le banche tedesche piene di titoli tossici?

 

È una misura che andava presa qualche decennio fa; intendiamoci, è buona anche adesso, ma se uno s’è preso la polmonite, va bene se si mette la canottiera di lana, ma deve anche curarsi. Voglio dire che di titoli tossici adesso ce n’è in giro più di un milione di miliardi di dollari; quindi occorre neutralizzarli, sterilizzarli; questo si può fare solo se gli Stati collaborano tra loro requisendoli e utilizzandoli come se fossero credito per finanziare investimenti di largo respiro capaci di stimolare la ripresa e, quindi, rilanciare gli investimenti dei privati che, giova ripeterlo, ci saranno solo dopo la ripresa e non prima. È stato l’errore fondamentale anche in tema di tagli della spesa e delle tasse: ai privati non servono le risorse (liberate dalle politiche dei tagli), ma le prospettive di sviluppo. Queste ultime dipendono dalla spesa per investimenti produttivi, ovviamente sganciata dalle risorse accumulate e, invece, agganciata a una realistica valutazione delle potenzialità di crescita.



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