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CRAC GRECIA/ L’Europa riuscirà a resistere fino a novembre?

A quasi un mese dal piano salva-euro, il pericolo di attacchi speculativi per i paesi europei non è ancora scongiurato. Ne abbiamo parlato con ANTONINO GALLONI

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

È quasi trascorso un mese da quando l’Unione europea ha deciso di risolvere la grana Grecia mettendo sul piatto un piano a difesa dell’eurozona per oltre 700 miliardi di euro. Ancora, però, non ci sono novità sui cambiamenti, inevatibili, che dovranno avvenire all’interno dell’Unione monetaria, soprattutto per quel che riguarda i paesi più indebitati che rischiano di finire presto nel mirino degli speculatori come successo alla Grecia. Data questa situazione, cerchiamo di fare il punto con l’economista Antonino Galloni.

 

Nonostante il piano “salva-euro”, la situazione della Grecia desta ancora preoccupazioni. Qual è secondo lei lo stato di salute di Atene?

Alla Grecia non ha fatto bene l’euro. Non ha aiutato la competitività del turismo, non ha favorito lo sviluppo della manifattura specie agroalimentare, non ha impedito che il livello dei tassi di interesse sul debito pubblico dipendesse dalla debolezza della sua economia. La Grecia doveva essere aiutata a risollevarsi, ma se tutti vogliono far aumentare le proprie esportazioni e il proprio turismo...

Data la situazione, la Grecia riuscirà a ripagare il suo debito?

Se non ci sono le condizioni per ciò - fuori da uno scenario di fuoriuscita dall’euro con forte inflazione che ridimensiona i debiti - non si capisce nemmeno perché si prestino i soldi e poi si dica che la Grecia non ce la farà; l’unica spiegazione è che ci sia una connessione tra chi presta e chi specula.

Vuol dire che di fatto le autorità monetarie hanno favorito la speculazione?

Voglio dire che mi pare veramente strano che le autorità monetarie europee accettino il rischio e il danno di quello che sta per succedere per loro stessa ammissione - il fallimento della manovra per la Grecia - mentre i titoli a elevato interesse, così generati, servono a chi cerca di guadagnare sulle difficoltà degli altri.

C’è un reale rischio contagio in Europa? Risolto (o rimandato nel tempo) il problema della solvibilità della Grecia, c’è il rischio che lo stesso problema riguardi altri paesi dell'eurozona?

Il problema riguarda già Paesi come la Spagna e il Portogallo; in misura persino maggiore della stessa Grecia. Se non cresce il Pil, se non si aggancia la ripresa chi - tra i Paesi con maggiore debito - potrà dare almeno l’idea che sta creando risorse per fronteggiare gli impegni? Il rischio più grave è che il caso Grecia “faccia scuola”: Spagna, Portogallo, Irlanda e, a novembre Italia, saranno costrette a far lievitare i tassi di interesse sui rinnovi dei titoli di Stato e ciò genererà un allargamento del mercato speculativo consentendo a chi passa per “solido e affidabile” di mantenere bassi i propri tassi e competitiva la propria economia.

Si può evitare questo rischio?

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