BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

TELECOM/ Le mosse di Telefonica per chiudere all'angolo gli azionisti italiani

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Gli obiettivi di Alierta erano due, uno principale e uno in subordine. Il principale era la conquista pura e semplice della società italiana: Alierta pensava che prima o poi i partner finanziari sarebbero usciti dalla partita lasciando campo libero al socio industriale, cioè Telefonica. È un’idea che non ha del tutto abbandonato, anche se oggi è accantonata per via della situazione complessiva dei mercati e del pesante indebitamento della sua società. Resta l’obiettivo subordinato: isolare Telecom Italia, renderle impossibile o molto difficile realizzare altre alleanze ed espandersi all’estero. Insomma togliere dallo scacchiere internazionale un competitor.

 

E da questo punto di vista l’obiettivo è stato centrato, la missione può dirsi compiuta. Proprio a causa della presenza nell’azionarato di Telefonica, la società di Bernabé non può fare accordi con altri player europei delle tlc. E soprattutto non può cercare sbocchi in Paesi stranieri con alte potenzialità di crescita perché ovunque vada trova già presente in loco il suo dinamico e ingombrante socio iberico.

 

In Argentina, per citare solo un caso, è successo proprio questo: per via della presenza di Telefonica in Telco, le autorità di Buenos Aires hanno imposto a Bernabé di uscire da Telecom Argentina, secondo gruppo di tlc del Paese alle spalle del numero uno, appunto Telefonica.

 

Quindi non c’è dubbio che Telefonica sia un partner ingombrante, Fossati ha ragione. Ma ci si poteva pensare prima, adesso accompagnare alla porta Alierta non sarà facile visto che nel frattempo il numero dei grandi capitalisti italiani disposti a prendere il posto degli spagnoli non è cresciuto.

 

E poi, siamo sicuri che gli altri azionisti vorrebbero questa soluzione? Non è più probabile che Mediobanca, Intesa e Generali, sperino che prima o poi ritorni attuale e praticabile l’opzione del merger che renderebbe più facile recuperare (almeno in parte) i soldi investiti nell’avventura Telecom? Con tanti saluti all’italianità.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
07/06/2010 - Libero mercato? (Vulzio Abramo Prati)

Rivedendo la storia di Telecom da quando ancora era la SIP (per la cronaca Società Idroelettrica Piemontese) ai nostri giorni, si ha il tipico esempio di società che operava in un mercato chiuso, senza concorrenza, senza controllo costi tanto tutto finiva in bolletta e chi voleva il telefono in casa pagava e stava zitto, e soprattutto senza una visione strategica del mercato! Quando Telecom è stata privatizzata a condizioni di favore ai soliti capitalisti (senza capitali) italiani è iniziato il solito balletto degli scorpori, vendite, pagamenti di ricchi bonus al top management, non si sa per quali risultati ottenuti, ecc..., senza comunque quella visione strategica di mercato che aveva la concorrenza straniera. Telefonica, ma non solo, avevano una visione di lungo termine e l'accordo stipulato che esclude Telecom dai mercati più promettenti era stato ben pensato da una parte e non capito dall'altra. Oggi chi comunica con l'estero sceglie l'operatore più conveviente, come si fa anche con i cellulari, le comunicazioni internet USB Phone sono a costo quasi nullo (escluso l'accesso), gli unici che devono sottostare alla bolletta sono gli anziani che non utilizzano la tecnologia e ai quali serve il telefono in casa per ovvi motivi! Mi sembra un po' poco per mantenere una società gigantesca, con costi elevatissimi, senza una visione strategica e incapace di competere su un mercato aggressivo e "furbo" come quello delle TLC.