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Economia e Finanza

TELECOM/ Le mosse di Telefonica per chiudere all'angolo gli azionisti italiani

Fossati vorrebbe che Telefonica uscisse da Telco, ma è ormai troppo tardi, spiega GIANNI GAMBAROTTA per liberare Telecom dagli spagnoli

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

La travagliata storia di Telecom Italia ha abituato a sorprese, a svolte, a imprevisti. Così nessuno si è stupito più di tanto quando, sui quotidiani di venerdì 4 giugno, si sono lette le dichiarazioni molto dure di Marco Fossati nei confronti degli spagnoli di Telefonica.

 

Fossati è l’esponente di spicco della famiglia di industriali che una volta possedeva la Star, l’ha ceduta e ha deciso di votarsi alla grande finanza. Uno degli investimenti più importanti di questo nuovo corso familiare è rappresentato proprio da Telecom Italia, della quale ha comperato il 5%. Lo ha fatto entrando direttamente nel capitale della società guidata da Franco Bernabé e non passando attraverso la cassaforte Telco, alla quale partecipano invece gli altri grandi soci, cioè Telefonica, Mediobanca, IntesaSanpaolo e Generali (in origine c’erano anche i Benetton che però hanno preferito uscire).

Difficile dire che cosa abbia fato cambiare parere di 180 gradi a questo importante azionista Telecom. Il fatto è che il suo pensiero è condiviso da molti dentro e fuori Telecom, anche se nessuno lo dichiara apertamente. Telefonica è entrata quando si trattava di trovare un sostituto all’azionista di riferimento Pirelli in uscita (per varie ragioni, che è inutile qui rivangare).

Il capitalismo italiano, come al solito, non offriva granché: così è stata creata la scatola Telco e sono stati invitati gli spagnoli a farne parte. Gli ideatori di questa trovata (i soliti delle stanze del potere finanziario) hanno magnificato l’operazione, parlando di straordinarie sinergie industriali che i due gruppi telefonici assieme avrebbero potuto realizzare, nell’interesse degli azionisti, del Paese, di tutti.


COMMENTI
07/06/2010 - Libero mercato? (Vulzio Abramo Prati)

Rivedendo la storia di Telecom da quando ancora era la SIP (per la cronaca Società Idroelettrica Piemontese) ai nostri giorni, si ha il tipico esempio di società che operava in un mercato chiuso, senza concorrenza, senza controllo costi tanto tutto finiva in bolletta e chi voleva il telefono in casa pagava e stava zitto, e soprattutto senza una visione strategica del mercato! Quando Telecom è stata privatizzata a condizioni di favore ai soliti capitalisti (senza capitali) italiani è iniziato il solito balletto degli scorpori, vendite, pagamenti di ricchi bonus al top management, non si sa per quali risultati ottenuti, ecc..., senza comunque quella visione strategica di mercato che aveva la concorrenza straniera. Telefonica, ma non solo, avevano una visione di lungo termine e l'accordo stipulato che esclude Telecom dai mercati più promettenti era stato ben pensato da una parte e non capito dall'altra. Oggi chi comunica con l'estero sceglie l'operatore più conveviente, come si fa anche con i cellulari, le comunicazioni internet USB Phone sono a costo quasi nullo (escluso l'accesso), gli unici che devono sottostare alla bolletta sono gli anziani che non utilizzano la tecnologia e ai quali serve il telefono in casa per ovvi motivi! Mi sembra un po' poco per mantenere una società gigantesca, con costi elevatissimi, senza una visione strategica e incapace di competere su un mercato aggressivo e "furbo" come quello delle TLC.