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PENSIONI/ La vera parità uomo-donna? Un congedo famigliare pagato col Tfr

Pubblicazione:martedì 8 giugno 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

 

Solo un deciso intervento sul tempo può interrompere questo circolo vizioso. Non più, com’è attualmente, regalando alle donne qualche anno di anticipo della pensione, come tardivo riconoscimento, o qualche soldo in più per permettersi asili e tate. Ma permettendo a madri e padri che lo vogliano di fare i genitori a tempo debito: invece di abbandonare i figli ancora in fasce nelle braccia di altri, parenti o estranei, fino al momento in cui, ancora abili e vigorosi, saranno costretti a deporre i ferri del mestiere per fare i nonni, e sopperire così alla stessa mancanza che hanno sperimentato personalmente.



Tutto sta a prendere sul serio questa volontà di famiglia, di responsabilità, di cura: ammettere che esista, rispettare la sua forza, evitare di ridurla a una generica lamentela sulla dura vita del genitore lavoratore. Tutto sta a contemplare la possibilità che il compito genitoriale ed educativo non sia un gravame obsoleto, un danno collaterale, un cascame improduttivo da affidare senz’altro a chi non ha (più) di meglio da fare; ma possa rappresentare un desiderio autentico, espresso da chi ritiene che occuparsi dei figli sia quanto di meglio si possa fare nella vita.


Continuare, al contrario, a ragionare solo in termini di denaro, e non anche di tempo, di energie, di affetti, inevitabilmente perpetuerà la situazione efficacemente descritta da John Bowlby, psicanalista britannico padre della teoria dell’attaccamento: “Le forze dell’uomo e della donna impegnate nella produzione dei beni materiali contano come attivo in tutti i nostri indici economici. Le forze dell’uomo e della donna dedicate alla produzione, nella propria casa, di bimbi sani, felici e fiduciosi in se stessi non contano. Abbiamo creato un mondo a rovescio”.

 



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COMMENTI
08/06/2010 - Altri Paesi dell'Ue insegnano, impariamo il meglio (Anna Di Gennaro)

Giuste argomentazioni, complimenti! Fa specie che nel nostro bel Paese cattolico si cerchino ancora soluzioni alla denatalità. Una buona politica familiare ha portato l'atea Francia ad un notevole aumento della natalità e a Parigi circolano famiglie numerose che mi hanno colpita. Così pure in Olanda i papà trasportano vari bimbi in bicicletta, mi dicono stupiti vari giovani. I nostri cugini d'Oltralpe però scalano un anno o due alle mamme per ogni figlio messo al mondo. Negli UK una ricerca ha dimostrato: i bambini che sono rimasti a casa - ben accuditi - fino al compimento del terzo anno d'età, hanno meno probabilità di diventare bulli durante l'adolescenza. A conti fatti stimano che convenga investire in protezione della maternità e qualcuno ha persino azzardato ad uno stipendio mensile di 750 euro. Senza nulla togliere all'apporto fondamentale dei papà, persino l'apprendimento della lingua si chiama materna. Eppure ci sono ministre che si esprimono in modo discutibile e considerano un "privilegio" non rientrare al lavoro... Ma se questo consiste in poche ore la settimana è logico che non comporti grandi cambiamenti nello stile di vita. Non ho mai ricercato la cosiddetta parità: essere donna resta profondamente diverso dall'essere uomo. Sono rimasta a casa a curare i miei figli, senza stipendio, ma con la sicurezza della progressione della carriera. Un anno per la prima figlia e due per il secondo. Rifarei la stessa scelta e - soprattutto - non mi considero privilegiata!