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SCENARIO/ Basta una legge a "convertire" i nemici dell’impresa?

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La rivoluzione culturale che deve riguardare questi soggetti mi pare più profonda e ampia e, quindi, più difficile. Per questo, credo che sia necessaria una azione coordinata e corale nella quale intervengano almeno anche i ministri Brunetta e Alfano. Per agire poi sul lungo termine dovrebbe agire anche il ministro Gelmini spazzando via dai programma scolastici tutti gli ideologismi contrari, per principio, alle imprese.

 

Stiamo parlando di una rifondazione culturale che riconosca agli imprenditori e ai lavoratori che collaborano con loro un valore positivo, utile “a fini sociali”. Una obiezione latente nasce dai comportamenti di alcuni imprenditori: come in tutte le categorie sociali ci sono anche tra gli imprenditori persone che si approfittano degli altri a loro esclusivo beneficio personale, ma non vi è dubbio che la grandissima maggioranza sono persone che con passione, dedizione, sacrificio, creatività stanno cercando di dare il loro contributo a migliorare le condizioni di vita del nostro paese.

 

Lo dimostra il fatto che dopo lo schiaffo della crisi molti hanno saputo affrontare il travaglio che porta a una nuova nascita, recuperando con azioni incisive posizioni competitive a livello internazionale.

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COMMENTI
09/06/2010 - qual è l'inghippo? (massari annalisa)

Egregio Professore, La informo che nella scuola nessuno è nemico dell'impresa, anzi! Si insegna ai ragazzi che là dove l'impresa prospera il reddito pro capite aumenta, che dove crescono le aziende si crea un indotto che crea ricchezza, un "moltiplicatore" virtuoso e positivo. Può facilmente verificare quanto affermo leggendo i libri di testo di varie edizioni di "Diritto e economia": non troverà che questo nei capitoli che trattano l'argomento. La realtà invece ci dice che molti imprenditori,per esempio, da diversi anni a questa parte, spostano interi settori produttivi all'estero per risparmiare sul costo del lavoro. Ma questi particolari ai nostri ragazzi, che hanno magari i genitori cassintegrati, neanche li diciamo...per non indurre sfiducia in un futuro già sufficientemente denso di precarietà. E poi, siccome insegno anche elementi di Diritto Costituzionale, gentilmente mi vuole spiegare perchè ritenete necessario snaturare l'aspetto cristiano e sociale della solidarietà e del bene comune (funzione sociale della proprietà), del rispetto dell'altro contenuto nell'art. 41 Cost.? O non è stato possibilissimo liberalizzare i parafarmaci e il commercio senza toccare le Costituzione???? Qual è l'inghippo? Nemmeno i romani consentivano lo "jus abutendi" della proprietà privata, vogliamo farlo noi nel terzo millennio?

 
09/06/2010 - Finalmente (ALESSANDRO COCCI)

Leggo con piacere un articolo che a mio avviso centra il problema. Sono un piccolo imprenditore toscano immerso totalmente nella crisi. Condivido in pieno questa analisi, perchè solo entrando fisicamente e periodicamente nelle singole realtà industriali gli uomini della pubblica amministrazione e i rappresentanti di categoria possono capire, sentire, discutere e porre in atto delle misure efficaci alla salvaguardia del tessuto produttivo. Le fabbriche sono i pilastri della nostra società industriale e come tali devono essere salvaguardati. Il posto di lavoro va salvato dov'è, devono essere mantenute in piedi quelle fabbriche dove si è investito, si crede ancora nel lavoro. Adesso questo è compito delle istituzioni e per poterlo espletare devono entrare in contatto diretto con le singole realtà per intervenire dove è giusto che si faccia per evitare il disastro sociale. Le risorse umane e le competenze non mancano: mi riferisco alle Camere di Commercio, le Province, le associazioni degli industriali e degli artigiani, i sindacati. Adesso è il momento che tutto questo esercito di funzionari entri nelle fabbriche e si facciano delle valutazioni oggettive sulle singole situazioni in modo che le strutture siano aiutate a rimanere aperte. La cassa integrazione serve solo temporaneamente ed è a fondo perduto. Il mantenimento delle strutture produttive invece è un investimento per il futuro che avrebbe sicuramente un effetto positivo sulla ripresa. Alessandro Cocci