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Economia e Finanza

FINANZA/ Perché l’Italia non difende Telecom, Unicredit e gli altri suoi gioielli?

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Quando succederà, la gran parte dei commentatori economici scriverà articoli entusiastici sul trionfo del mercato e dei sacri principi liberali. E intanto tutte le scelte strategiche delle telecomunicazioni, un know how e una capacità industriali maturati in decenni di esperienza (e superiori a quelli spagnoli) emigreranno a Madrid. E questo sarebbe un fatto positivo? Francamente non mi pare.

 

L’altra notizia che ha scatenato le ire dei liberisti-mercatisi è di un paio di giorni fa. Si tratta dell’intervista che il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, ha rilasciato sempre a Il Sole24Ore a proposito dell’ingresso del fondo Aabar Investments di Abu Dhabi al 4,99% nel capitale di UniCredit.

 

Questa operazione ne segue un’altra di segno analogo che aveva portato la Central Bank of Lybia ad acquisire il 4,98% dell’istituto guidato da Alessandro Profumo. Entrambi i nuovi azionisti scavalcano la Fondazione Cariverona nella governance della banca. Di qui l’interesse diretto che la vicenda ha suscitato nel sindaco della città. “UniCredit è patrimonio di questa nazione - ha dichiarato nell’intervista - credo vada difeso. Un governo ha strumenti e modi per far capire il suo peso e l’Italia dovrebbe farlo un po’ più degli altri”.

 

L’Italia invece non lo fa. Il settore bancario, in gran parte, è stato occupato da gruppi stranieri. La Bnl, per lunghissimi anni prima banca italiana, è passata sotto le insegne della Bnp-Paribas che di italiano ha lasciato solo il presidente Luigi Abete (inamovibile come tutti quelli della sua famiglia).

 

Il Crédit Agricole, era azionista (importante e ingombrante) di Intesa e, per buona uscita, ha avuto una fitta rete di sportelli bancari. Risultato: oggi controlla Cariparma, la Cassa di La Spezia e altro ancora. Tanto che è il settimo gruppo bancario italiano. Ottimo affare per i francesi, pessimo per l’Italia.

 

Cariparma, per esempio, è radicata in una delle regioni più industrialmente più vitali d’Italia, un territorio che opera in netta concorrenza (si pensi solo all’alimentare) proprio con i francesi. E chi privilegerà, nel definire dalla sua sede parigina le strategia di sviluppo, la banca verde francese? I simpatici e dinamici emiliani o i suoi clienti-azionisti francesi?

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COMMENTI
02/07/2010 - X LA SIG CORRADI (Z sara)

...Viene proprio da pensare che sia cosi.

 
02/07/2010 - Quello che non capiscono le banche (PAOLA CORRADI)

Le banche non capiscono, o non vogliono capire che gli investimenti negli asset del Paese non possono avere un ritorno immediato ma sono comunque essenziali pena la decadenza del Paese. Ad esempio il tema delle telecomunicazioni, basata su tecnologia elettronica non è come le altre materie economiche "ferma" ma si evolve nel tempo pertanto se un Paese perde il treno su questi temi poi non lo riprende più. Visto che l'Italia non ha materie prime, può vivere solo sui prodotti derivati. Non possiamo vivere solo di fashion e meccanica, dobbiamo conservare anche il nostro know how anche nell'elettronica e nelle telecomuicazioni. In particolare Telecom che ha ancora degli asset nei paesi emergenti come il Brasile deve essere salvaguardata. O facciamo come la Libia che l'abbiamo lasciata e poi hanno trovato il petrolio? Allora viene da pensare che esistono forze avverse che agiscono contro gli interessi del Paese?

 
02/07/2010 - C'era una volta... (Vulzio Abramo Prati)

C'era una volta il Ministero delle Partecipazioni Statali che gestiva banche, industrie, servizi ecc..., sceglieva i manager (spesso ex politici), le scelte di mercato non erano dettate dalla strategia ma dalla tattica politica e lo stato finanziava il debito che si accumulava. Si è capito, anche grazie all'Europa, che così non si poteva proseguire e sono iniziate le privatizzazioni. I soliti "capitalisti senza capitali" hanno smembrato le aziende, venduto i pezzi, fatto cassa defilandosi poi. Le società straniere sono state le uniche a metterci "soldi freschi" e oggi pretendiamo stiano all'angolo mentre gli altri comandano? Perchè non ci abbiamo pensato prima che pagassero? E poi rifacciamo gestire tutto da un nuovo Ministero delle Partecipazioni Statali visto che le aziende citate erano in quell'area? Se il sindaco di Verona non vuole essere "scavalcato" può prenderlo lui dal mercato il 4,98% di Unicredit, di solito funziona così nei paesi liberi! Il Governo portoghese che difende il suo asset nazionale con che faccia chiederà di essere sostenuto dagli altri paesi quando non riuscirà a pagare il suo debito che, per la cronaca, è anch'esso nazionale? O anche loro pensano che l'attivo è loro e il passivo riguarda solo gli altri? E' sempre attuale una famosa frase di Ricucci, un po' volgare ma quanto mai reale!