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MANOVRA/ Pelanda: ecco quello che Berlusconi e Tremonti non ci hanno detto

Pubblicazione:lunedì 12 luglio 2010

Forse non è il caso di toccare 800 mld annui di spesa pubblica? Forse non è il caso di toccare 800 mld annui di spesa pubblica?

Tra i tecnici corre una battuta: “non è credibile che su quasi 800 miliardi annui di spesa pubblica (più del 50% del Pil) sia difficile trovarne una decina da tagliare”. Ma per i politici anche un centesimo è intagliabile. E se lo si taglia allora deve essere ridotta qualche garanzia per la gente. Evidentemente la posizione dei secondi è indifendibile sul piano logico, ma è quella che prevale. Perché?

 

L’apparato pubblico è cresciuto nei decenni non in base ad un fabbisogno determinato dall’utilità, ma in relazione a criteri anomali, per esempio il vantaggio dei partiti di creare posizioni a salario pubblico per poi gestirne gli accessi in cambio di consenso. L’emergere delle amministrazioni regionali ha, per lo più, seguito il medesimo andazzo. Per decenni la politica ha aumentato la spesa pubblica, incrementando tasse e debito, non in base ad un criterio di impiego razionale del denaro fiscale, ma per motivi ideologici (Stato è bello) o di interesse partitico (minimizzazione dei conflitti nel sistema ingrandendo la torta da spartire) o di scambio posto di lavoro/voto o, perfino, di corruzione (approvazione di un’opera pubblica non perché serva, ma per regalare denari a gruppi di interessi privati che poi ne retrocedevano una parte ai partiti) o per mancanza di controlli perché tanto lo Stato pagava comunque.

 

Questo disordine non è mai stato seriamente corretto, perché tutti ne potevano ricavare un vantaggio. I partiti, ovviamente, ma anche imprese, la stampa da queste controllata, nonché milioni di persone che percepivano di poter evitare la fatica di un accesso competitivo al mercato mettendosi al servizio di un partito in cambio di una posizione remunerata. E non è tuttora contrastato per gli stessi motivi. Ma c’è una novità.

 

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COMMENTI
12/07/2010 - diagnosi&prognosi (ROBERTO CALZOLARI)

E' convincente quanto scritto sul "backstage della manovra" ma purtroppo non aiuta a risolvere la questione se non si aggiunge, alle cause individuate, qualche conseguenza fra le tante: 1. la rete di connivenze e "protettorati" che si autoalimenta (o che almeno cerca di non perdere troppo terreno) garantisce un indotto occupazionale gigantesco; 1.1 tale indotto produrrà, nel momento in cui si chiuderanno i rubinetti, enormi problemi sociali ed economici sugli ultimi anelli della catena e "qualche" problema economico ai livelli superiori; 2. dal sistema perverso descritto credo rimangano esclusi in pochi (ammesso che vi siano) nel senso che anche una generosa fetta di economia reale, non parassitaria, si alimenta dei proventi diretti ed indiretti del sistema stesso; 2.1 ovvero: cinque, forse sei, micro aziende artigiane e del commercio al dettaglio, su dieci, esistono solo perchè nascondono al fisco il 90% dei propri profitti e quindi anche queste aziende semplicemente smetterebbero di operare e lascierebbero a casa qualcosa come 1 - 1,5 milioni di dipendenti (per difetto e senza considerare i padroncini medesimi e relative famiglie (che comunque qualche "spicciolo" da parte dovrebbero averlo) Morale: si faccia avanti chi ha qualche proposta per gestire queste conseguenze, altrimenti l'esercizio riflessivo (stimolante) rimane sterile, non crede?

 
12/07/2010 - Il lavoro inutile (alberto fornari)

L'impietoso quadro tratteggiato mette in evidenza prima di tutto un dato terribile: c'è un mare di gente che fa un lavoro inutile. E' tradito cioè il significato stesso del lavoro, che nasce dalla risposta dell'uomo alla provocazione della realtà. Questa è la vera immoralità. E se una persona svolge così, senza senso di vera utilità, il lavoro che è l'aspetto più determinante della sua azione di uomo, l'intera sua personalità ne risente ed è invasa come da un senso di vuoto. Su questo terreno facilmente attecchiscono le più bieche depravazioni, che sempre più spesso la cronaca ci propone e che vediamo pervadere ogni aspetto della vita civile. La vera difficoltà a reagire alla crisi è che un'intera nazione non ha più chiaro il senso del lavoro.

 
12/07/2010 - COSA VORREI SENTIRMI DIRE….bruno angelini - rimini (bruno angelini)

Perché un Assessore, un Sottosegretario, un dirigente o un funzionario pubblico dovrebbero rinunciare a “benefit” nel pieno rispetto delle norme e delle formalità? In nome di che cosa imprenditori, professionisti, accademici, magistrati, giornalisti, show-girls, calciatori, cantanti etc., magari anche prestati agli incarichi politici, fanno i moralizzatori della gestione della cosa pubblica e del lavoro pubblico? In nome di quali esperienze sociali, culturali, economiche le loro associazioni (confindustria, artigiani, commercianti, sindacati) che, sovente, non hanno nulla da invidiare rispetto a tanti carrozzoni pubblici (che senso ha, al giorno d’oggi, una pluralità di organizzazioni che erogano gli stessi servizi?), pontificano sulla necessità di eliminare gli sprechi dello Stato? “….Per Schiavone la mafia voleva porsi come anti-Stato, e questo non era un discorso da imprenditori. Non esiste il paradigma Stato-anti Stato. Ma solo un territorio in cui si fanno affari: con, attraverso e senza lo Stato: Noi vivevamo con lo Stato. Per noi lo Stato doveva esistere e doveva essere quello Stato che c'era, solo che noi avevamo una filosofia diversa dai siciliani. Mentre Riina usciva da un isolamento isolano, da montagna, vecchio pecoraio insomma, noi avevamo superato questi limiti, noi volevamo vivere con lo Stato. Se qualcuno nello Stato ci faceva ostruzionismo, ne trovavamo un altro disposto a favorirci.” R. Saviano, (2006).

 
12/07/2010 - Mafia politico-economica (Pietro Sita)

A queste conclusioni ero giunto già trent'anni fa'; fin da allora mi ero convinto che la mafia politico-economica di questo paese non avrebbe mai consentito di rendere finanziariamente governabile questo paese. Fa comodo a tutti trovare un capro espiatorio nell'evasione fiscale, in questo modo i politici fanno le verginelle. Se gli italiani tutti avessero pagato le tasse fino all'ultimo centesimo il debito pubblico sarebbe ancora maggiore. Questa classe politica ha le mani bucate (per i motivi ben descritti nell'articolo): se incassa 100 spende 200, se incassa 200 spende 400. La relazione del Sig. Draghi, in cui ha dato agli evasori dell'IVA la colpa del debito pubblico ormai ingestibile, è un capolavoro di ipocrisia tutto teso a "salvare la faccia" della politica. Noi, a questo punto, siamo solo sudditi da spennare. Non accetto di essere preso in giro da telegiornali e giornali di tutti gli orientamenti che sparano fesserie quotidiane ad alzo zero. Riguardo al federalismo della lega prima maniera pensavo che effettivamente potesse essere una soluzione positiva. Oggi ritengo che porterà solo ulteriori spese per noi cittadini. Il virus della spesa facile tesa ad ottenere consenso è una malattia che attraversa tutti gli strati della nostra società indipendentemente dal colore politico. Al Brennero vedrei bene uno striscione, rivolto a coloro che entrano o rientrano in Italia: " Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate".

 
12/07/2010 - E' questo il vero problema (laporta pasquale)

Proprio a causa del problema evidenziato nell'articolo non ha senso far conto sulla lotta all'evasione per ristabilire un'equità fiscale: in presenza di più quattrini la pubblica amministrazione aumenterebbe gli sprechi e il clientelismo piuttosto che migliorare i servizi e diminuire le tasse.