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ANOMALIE/ Perchè nessuno vuole liberalizzare l’Italia? Alcuni numeri lo spiegano bene

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Per quel che riguarda il settore elettrico, il miglioramento è ancora figlio delle buone scelte compiute dieci anni fa, all’inizio del percorso di liberalizzazione, e poi più avanti con la completa separazione della rete di trasmissione nazionale dall’ex monopolista. Nel nostro Indice si osserva come la definizione di regole appropriate e la loro relativa stabilità abbiano spinto gli attori economici a “prendere confidenza”col contesto liberalizzato e, dunque, ad accrescere l’efficacia delle istituzioni.

 

Perché invece un calo così improvviso nel settore dei servizi idrici (tra l’altro nell’anno del Decreto Ronchi e della raccolta firma per il referendum abrogativo)?

 

In questo caso siamo più che altro in presenza di un’illusione ottica: il nostro indice confronta l’Italia col paese più liberalizzato d’Europa, che nel caso dell’acqua è il Regno Unito. Quel Paese ha messo in atto una serie di riforme quasi rivoluzionarie, che - in termini relativi - “schiacciano” verso il basso la realtà italiana. Va detto, comunque, che il decreto Ronchi è stato approvato alla fine del 2009, e ancora mancano i regolamenti attuativi, quindi è impossibile, per ora, coglierne le conseguenze concrete, sebbene esso si muova indubbiamente nella direzione giusta.

 

La crisi economica si è fatta risentire anche sul grado di liberalizzazione?

 

Nell’edizione 2010 non risentiamo ancora, in maniera sostanziale, dell’effetto crisi. Infatti, i dati su cui il nostro team di ricerca lavora diventano disponibili generalmente con uno o due anni di ritardo, e quindi spesso si riferiscono al 2008. In un solo caso la crisi si è “vista”, nel nostro indice, ma paradossalmente in senso favorevole all’Italia: l’impatto delle misure anticrisi sul fisco, in Gran Bretagna, è stato assai pronunciato che da noi, determinando un aumento apparente del nostro grado di libertà fiscale. Si tratta di un fenomeno uguale e contrario a quello dei servizi idrici.

 

L’Italia sta perdendo terreno, nel campo delle liberalizzazioni, rispetto agli altri paesi europei? E l’Europa può aiutarci ad avere più mercato?

 

Non stiamo perdendo terreno in senso assoluto: tant’è che il livello di liberalizzazione totale è sostanzialmente costante. In alcuni casi la situazione migliora, in altri peggiora. Credo che questo sia il classico caso in cui non dovremmo aspettare Godot o l’Europa, ma rimboccarci le maniche da soli. 

 

Sono trascorsi più di due anni dall’insediamento dell’attuale governo, che sembrava promettere più mercato. È stato poi così?

 

Non mi sembra che l’attuale governo abbia disatteso grandi promesse, in fatto di liberalizzazione dell’economia. È anzi stato eletto su una piattaforma che era a tratti schiettamente protezionista: pensiamo solo al salvataggio di Alitalia. In due ambiti, il governo si è sicuramente mosso nella direzione di un alleggerimento del peso dello Stato e della regolamentazione: il mercato del lavoro (dove si è rimediato alla “contro-riforma” della legge Biagi attuata dall’esecutivo precedente) e la riforma della pubblica amministrazione. Il Decreto Ronchi va nella direzione giusta, ed è andato ad incidere su una questione che pareva destinata a rimanere eternamente irrisolta come quella dei servizi pubblici locali. Su altri dossier (la privatizzazione di Tirrenia), ad esempio, il governo sicuramente non ha preso una posizione “mercatista”. Rispetto al vocabolario politico di questo esecutivo, le cose poi sono molto cambiate, in appena pochi mesi.

 

In che senso?

 

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