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ANOMALIE/ Perchè nessuno vuole liberalizzare l’Italia? Alcuni numeri lo spiegano bene

Pubblicazione:martedì 13 luglio 2010

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Alcuni Ministri sono passati dalla difesa acritica di alcuni dei settori più impermeabili alla competizione dell’economia italiana (esaltati come bastione di una “sana diversità” rispetto alle economie “anglosassoni” finite nel baratro della crisi), a una serie di promesse importanti in fatto di semplificazione della vita economica. In un quadro politico così instabile come quello in cui siamo, non stupisce che anche le posizioni in fatto di politica economica si scoprano così fluide.

 

Il Partito democratico ha recentemente presentato un pacchetto di liberalizzazioni. Come le giudicate?

 

Alcune delle proposte del Pd andrebbero davvero nella direzione giusta, come la separazione proprietaria della rete gas dall’Eni o l’ulteriore liberalizzazione delle professioni. Altre - come gli interventi sulle banche o sulla distribuzione dei carburanti - si ispirano a una visione molto comune a sinistra, per cui anziché investire sulla libertà economica bisognerebbe colpire i “produttori” a vantaggio dei “consumatori”. Di liberalizzatori coerenti, oggi, nella politica italiana non ve ne sono. A sinistra come a destra. 

 

Parliamo un attimo di privatizzazioni. In Italia se ne potrebbero fare ancora, ma sembra esserci la possibilità che avvengano solo con un passaggio di proprietà “patriottico”. Questo è un bene o un male?


Il senso di una privatizzazione è mettere un’azienda nelle mani di chi è più bravo a sfruttarne gli asset, per produrre valore. Questo va non solo a beneficio delle casse dello Stato, ma soprattutto dell’innovazione imprenditoriale e dei consumatori tutti, nel medio periodo. Privatizzare guardando al passaporto ci ha portato spesso a creare soluzioni disfunzionali, oltre che paradossali.

 

Ha in mente qualche esempio?

 

Pensiamo a un’azienda come Telecom, privata ma in qualche maniera non cedibile a compratori stranieri: e anche per questo ancor oggi impropriamente sottoposta alle interferenze della politica e impossibilitata a fare scelte di rottura. Per tornare alla domanda precedente, in linea di massima, il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie. E questo vale anche per il patriottismo economico. Quando si parla di aziende, le scelte “colbertiste” finiscono per unire in modo sorprendentemente puntuale “amor di patria” e interessi di imprenditori contigui al potere politico.

 

(Lorenzo Torrisi)



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