martedì 13 luglio 2010
Per quanto riguarda le liberalizzazioni, l’Italia resta ancora al palo. È questo quanto emerge dall’Indice delle Liberalizzazioni 2010, presentato ieri dall’Istituto Bruno Leoni. Per il quarto anno consecutivo è stato studiato il grado di apertura a nuovi concorrenti di alcuni settori chiave dell’economia italiana, in comparazione con quelli dei paesi europei considerati come veri e propri riferimenti. Fatta 100 l’eccellenza, l’Italia si attesta a 49, con una picco di 71 nel mercato elettrico e un crollo a 17 nei servizi idrici. Il risultato complessivo è in linea con le rilevazioni degli anni precedenti (48 nel 2007, 47 nel 2009 e 50 nel 2009). Per meglio comprendere i risultati di questo rapporto sulla nostra economia (al passo coi tempi, dato che da quest’anno è fruibile anche su iPad e Kindle), abbiamo intervistato Alberto Mingardi, Direttore dell’Istituto Bruno Leoni. L’indice complessivo di liberalizzazione dell’Italia sembra essere stabile da quando è iniziata la vostra misurazione. Questo dato va letto come immobilismo completo oppure qualcosa si è comunque mosso? Distinguiamo. Il dato aggregato dell’insieme dei settori passati in rassegna sembra restituirci un’impressione di immobilismo. Questo è la conseguenza del fatto che non c’è stata, da che il nostro Istituto ha aperto il cantiere perenne del suo Indice delle Liberalizzazioni, una scelta politica forte a favore delle liberalizzazioni: non si sono messi in moto processi che potessero aprire in modo significativo il mercato alla concorrenza, sulla base di un approccio unitario e convinto da parte del governo. È mancata “l’esplosione atomica”, ma non sono mancati i cambiamenti. Talora in meglio, talora in peggio. Alcuni settori, come il mercato elettrico, hanno conosciuto un progressivo miglioramento; altri sono stabili e altri ancora, come il trasporto ferroviario, hanno avuto un deciso peggioramento. Il settore più promettente resta quello del mercato elettrico. Come mai? PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO
Per quanto riguarda le liberalizzazioni, l’Italia resta ancora al palo. È questo quanto emerge dall’Indice delle Liberalizzazioni 2010, presentato ieri dall’Istituto Bruno Leoni. Per il quarto anno consecutivo è stato studiato il grado di apertura a nuovi concorrenti di alcuni settori chiave dell’economia italiana, in comparazione con quelli dei paesi europei considerati come veri e propri riferimenti. Fatta 100 l’eccellenza, l’Italia si attesta a 49, con una picco di 71 nel mercato elettrico e un crollo a 17 nei servizi idrici. Il risultato complessivo è in linea con le rilevazioni degli anni precedenti (48 nel 2007, 47 nel 2009 e 50 nel 2009). Per meglio comprendere i risultati di questo rapporto sulla nostra economia (al passo coi tempi, dato che da quest’anno è fruibile anche su iPad e Kindle), abbiamo intervistato Alberto Mingardi, Direttore dell’Istituto Bruno Leoni.
L’indice complessivo di liberalizzazione dell’Italia sembra essere stabile da quando è iniziata la vostra misurazione. Questo dato va letto come immobilismo completo oppure qualcosa si è comunque mosso?
Distinguiamo. Il dato aggregato dell’insieme dei settori passati in rassegna sembra restituirci un’impressione di immobilismo. Questo è la conseguenza del fatto che non c’è stata, da che il nostro Istituto ha aperto il cantiere perenne del suo Indice delle Liberalizzazioni, una scelta politica forte a favore delle liberalizzazioni: non si sono messi in moto processi che potessero aprire in modo significativo il mercato alla concorrenza, sulla base di un approccio unitario e convinto da parte del governo. È mancata “l’esplosione atomica”, ma non sono mancati i cambiamenti. Talora in meglio, talora in peggio. Alcuni settori, come il mercato elettrico, hanno conosciuto un progressivo miglioramento; altri sono stabili e altri ancora, come il trasporto ferroviario, hanno avuto un deciso peggioramento.
Il settore più promettente resta quello del mercato elettrico. Come mai?
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