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Economia e Finanza

FINANZA/ La Germania pronta a scaricare l’Italia

Angela Merkel (Foto Ansa)Angela Merkel (Foto Ansa)

Il rischio è quindi quello di un aumento del gap tra Nord e Sud Europa più veloce del possibile effetto traino di politiche coordinate di stimolo: negli Usa il coefficiente Gini che misure le disuguaglianze salariali è vicino al picco massimo di sempre per un paese occidentale, in Europa potremmo vivere una situazione ancor peggiore. Anche perché i membri tedeschi della Bce sono tutt’altro che inclini a far favori al cosiddetto Club Med: per il falco Stark, «se la situazione dovesse migliorare ulteriormente (sigh, ndr) non vedo la necessità di proseguire con il programma di acquisto di bond greci».

 

Se così sarà, la Spagna sprofonderà nella depressione totale. Il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale parla chiaro: i surplus di Germania, Cina e Giappone cresceranno dai 586 miliardi di dollari dello scorso anno a 758 nel 2015, perpetuando gli squilibri che hanno portato, nei fatti, alle crisi finanziarie.

 

Non è un caso, quindi, che gli economisti di Capital Economics abbiamo scritto nel loro report di venerdì scorso che «è molto più probabile la frattura dell’eurozona che la sua sopravvivenza. Indebitamento, competitività e la debolezza economica strutturale uniti all’ansietà dei mercati per la situazione dei debiti sovrani stanno creando non pochi problemi e per noi sono motivi di seria preoccupazione. Ci sono varie opzioni per la nuova struttura dell’eurozona: l’abbandono volontario di un paese come la Grecia oppure il fatto che sia l’Ue a espellerla. Oppure ancora più paesi che decidono di andarsene, oppure ancora l’opzione di una Germania che decide di andarsene oppure una frattura, uno split tra euro del Sud e del Nord», scrive Julian Jessop, capo analista internazionale, nell’outlook agli investitori.

 

«Le possibilità di un mutamento dell’attuale scenario euro sono salite oltre il 50%, resta incerto il timing. Stando alle nostre valutazioni, la pressione dovrà salire per altri due, tre anni per raggiungere il punto di rottura, ma un’accelerazione è tutt’altro che da scartare a priori come ipotesi». Per gli analisti di Credit Suisse, «i veri stress tests saranno quelli che misureranno la prontezza di reazione dei vari governi europei». A cosa? Semplice, sia le Landsbank tedesche che le cajas, le casse di risparmio spagnole, hanno esposizioni pesanti ai bonds di Grecia, Spagna e Portogallo: «I mercati vogliono essere rassicurati ma senza dettagli riguardo i criteri di valutazione degli stress tests, un qualcosa di assolutamente senza senso, l’incertezza è destinata a crescere», dichiarava ieri a Cnbc Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies.

 

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COMMENTI
13/07/2010 - "profumo" di guai (giorgio cordiero)

Su Alessandro Profumo calerei un pietoso velo, questo personaggio è il degno rappresentante della classe manageriale che ci ha portato a questo punto (molto più anglosassone, o mitteleuropeo dei nostri manager italiani).

 
13/07/2010 - IL significato del suffismo Ismo (giorgio cordiero)

Catastrofismo, ottimismo, pessimismo, realismo. Ismo, come suffisso, indica una idea che diventa pensiero. Troppo spesso l'idea (ideale) si trasforma in ideologia e la storia ci insegna che l'ideologia (da "Ideologues" rivoluzione francese) è la "negazione di una realtà in funzione di un ideale". Accettando queste premesse linguistiche il realismo non è mai realizzabile, ma rimane una bella enunciazione...ideologica appunto. Caro Bottarelli, lei non ha ne clienti da consulentare, ne dipendenti, o famiglia da sfamare, quindi è libero di seguire la sua emozione e di indirizzare la sua razionalità verso quello che LEI ritiene lo scenario più "verosimile". Vera una cosa ...vero anche il suo contrario. Il cosi detto "Club med" rappresenta per l'Italia una reale possibilità di commercio e di sviluppo economico, stiamo infattti parlando di 600 milioni di potenziali consumatori. Il problema è che se questi rimangono con le pezze al sedere non consumano più. E' verissimo quello che lei dice e, sinceramente sul fatto che la Germania sia pronta a scaricare l'Italia...ne sarei addiritura orgoglioso, anche se un po' autolesionista. Siamo il scondo esportatore in Europa e mi sa che la Germania ci veda più come un potenziale concorrente da denigrare ad oltranza, piuttosto che uno stato tutto sommato virtuoso dove il RISPARMIO è ancora un valore ed il ricorso all'indebitamento privato molto ridotto.

 
13/07/2010 - Ottimisti o catastrofisti (Diego Perna)

E' ovvio che tra le due posizioni ne esiste una terza che è l'essere realisti. Ma quest'ultima posizione non è affatto comoda nè semplice da prendere, sono molti i fattori che la determinano o meno. Il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto che potessi lo tirerei alle mie spalle come si fa, nel brindisi di non ricordo quale occasione o ricorrenza rompendolo, divide sempre tra gli ottimisti e pessimisti. Devo dire comunque che chi sopporto meno sono gli ottimisti ad oltranza, coloro che dicono per esempio agli imprenditori di guardare al futuro con fiducia ed ottimismo,e di solito coincidono con coloro che hanno molti soldi e tanti investimenti all'estero oppure conti in banca cifrati. Quindi preferisco i catastrofisti, sopratutto se danno dati e motivazioni logiche. Però se l'ottimista o chi ha speranza a vendere è uno abituato a vivere con niente senza possedere nulla, a questi do tutta la mia stima e anch'io divento ottimista e pieno di speranza. Buona giornata e grazie sempre.

 
13/07/2010 - Catastrifismo o pessimismo della ragione? (Vulzio Abramo Prati)

Gentilissimo Bottarelli, purtroppo anch'io sono un "catastrofista" o come avrebbe detto Montanelli ho il pessimismo della ragione, devo dire però che questa impostazione deriva dal mio essere ingegnere e per me i numeri hanno un valore informativo notevole. E' sempre vero che i numeri si interpretano ma un segno meno posso interpretarlo come voglio ma non sarà mai un più, anche se secondo tanti "interpretatori" della crisi, anche Ministri, sembra invece sia così. A proposito di Ministri che parlano di crisi mi preoccupa il fatto di non aver mai sentito parlare della crisi l'unico Ministro economista di professione del Governo, e cioè Brunetta, il bravo Tremonti è esperto di Diritto Tributario che è altra cosa. Spero sia stata una disattenzione mia perchè altrimenti ci sarebbe di che preoccuparsi conoscendo la sincerità del Ministro!

RISPOSTA:

Caro Prati, sono assolutamente d'accordo con lei. L'ultima uscita di Tremonti in sede Ecofin, di fatto un attacco al bravo ministro Sacconi, parla la lingua di quella che io chiamo mancanza di umiltà. Temo che Brunetta taccia per amor di patria e questo non deve assolutamente farci stare tranquilli: si ricorda quando sì parlò di una Manovra-bis gestita da Mario Baldassari e proprio da Renato Brunetta? Allora il ministro Tremonti andò su tutte le furie e ottenne da Berlusconi la messa in quarantena di chiunque osasse parlare di temi economici. Oggi paghiamo il prezzo di quella scelta del premier che, penso, a breve se ne pentirà. Politicamente e personalmente. Per il resto, da anni dico che in questo paese abbiamo uno dei migliori ministri delle Finanze europeo, peccato che prima lo abbiamo mandato a fare il ministro della Difesa e poi messo in cantina. Si chiama Antonio Martino, uno che ciò che pensa di Giulio Tremonti e del suo modus operandi lo ha detto chiaro e tondo da subito. Pagandone lo scotto. Peccato che quel prezzo è stato pagato dall'intero paese che ha dovuto fare a meno di lui. Cordialmente. (Mauro Bottarelli)