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TELECOM/ Come si fa a "barattare" 3700 esuberi con la banda larga?

Pubblicazione:martedì 13 luglio 2010

Telecom_porta_a_vetriR375_29sett08.jpg (Foto)

 

Fino a quando l’empasse non si risolverà, quei soldi (se ci sono ancora, visto che nelle pieghe della manovra di aggiustamento nessuno ne parla più) non possono essere spesi se non nel sostegno alla domanda (incentivi agli utenti) dai discutibilissimi effetti concreti. Il secondo motivo è che i concorrenti non sono in grado di finanziarsi da soli lo sviluppo di una capillare rete in fibra ottica che possa fare concorrenza a quella di Telecom. Significa, quindi, che ogni volta che un loro cliente usa la fibra loro devono affittarla da Telecom ingrassandone i profitti. D’altra parte anche Telecom non ha la capacità finanziaria di fare i sostanziosi investimenti che sarebbero necessari.

 

Di fronte al pressing del governo perché Telecom acconsenta a studiare la forma per mettere in comune con i suoi concorrenti la propria infrastruttura all’interno di una società esterna, partecipata magari da qualche società di investimenti di derivazione pubblica, la società ha deciso di reagire e di far presente cosa vorrebbe significare, in termini occupazionali la cessione del suo gioiello.

 

In questo senso va anche interpretata la durissima presa di posizione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha reagito all’annuncio (previsto) in modo ben diverso da come aveva reagito nella vicenda Pomigliano. Significa che il messaggio è stato ricevuto, ma anche che su Telecom la battaglia non è più industriale, ma tutta politica.

 

www.marcocobianchi.wordpress.com

 

 

 



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