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CRISI/ Io liberista dico che solo lo Stato ci può salvare dalla recessione

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Ecco la nostra malattia: la cosiddetta “trappola di liquidità”. Ormai a nessuno interessa più quanto costa il “denaro”, perché i tassi d’interesse non hanno più alcun effetto sull’economia nel suo complesso. Tutti stanno sistemando i conti e stanno bene attenti a non scottarsi più. Ma come si può guarire da questa terribile quanto rara malattia? Qual è la medicina al momento più efficace?

 

La spesa pubblica come l’olio di ricino?

In un contesto in cui gli operatori stanno agendo tutti razionalmente, e quindi le condizioni di libero mercato sono ancora in essere, la conseguenza della malattia di cui vi parlavo precedentemente è molto chiara. Cerco di rendere tutto più semplice attraverso un esempio.

 

L’impresa A vende beni alla famiglia B, incassando 100 euro. Parte di questo incasso (il 90%) viene speso per far andare avanti l’attività, mentre il rimanente 10% (10 euro) viene risparmiato e quindi depositato nella banca C. In condizioni normali, la banca C è in grado di dare in prestito (investire) questi 10 euro alla famiglia B o alla impresa D, reinserendoli nell’economia e quindi mantenendo il livello aggregato stabile sui 100 euro (se l’investimento/prestito è produttivo, l’economia aumenta di valore, ad esempio a 110 euro).

 

Se invece non c’è nessuna famiglia B o impresa D interessata a prendere a prestito quei 10 euro, perché in modalità di “minimizzazione dei debiti”, l’economia si contrae e ora vale 90. Sì, perché nonostante quei 10 euro non siano spariti, sedendo improduttivamente sul conto corrente in banca essi non valgono assolutamente nulla: sono pari a carta straccia. Immaginate il ripetersi di questo ciclo vizioso su vasta scala: l’economia entra in depressione e finisce per collassare: da 90 passa a 81, da 81 passa a 72.9 e così via.

 

Per evitare gli enormi danni sociali che tale collasso comporterebbe, l’unica soluzione che sinora è stata concepita è rappresentata dall’entrata in campo dello Stato. Quei 10 euro sono infatti ancora sul conto corrente della banca: sono “abbandonati” sui suoi bilanci e non generano alcun valore per la società.

 

Nessun operatore economico privato sta razionalmente pensando di prenderli a prestito e di renderli produttivi investendoli. L’unico agente che potrebbe decidere di indebitarsi è quindi il solo a non essere in grado di agire razionalmente per la maggior parte del tempo, ovvero lo Stato.

 

Utilizzando la leva del debito pubblico, lo Stato può drenare quella liquidità che siede improduttivamente sui bilanci delle banche commerciali (che quindi acquisterebbero Titoli di Stato) per impiegarla più o meno produttivamente nell’economia e bloccando quindi la spirale deflazionistica. Con nuova spesa pubblica, finanziata da quei 10 euro che prima non trovavano sbocco, lo Stato è in grado di stimolare l’economia perché entra “a gamba tesa” in un ciclo vizioso che ormai regnava imperante. Deo gratias! Lo Stato è servito a qualcosa!

 

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