BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CRISI/ Io liberista dico che solo lo Stato ci può salvare dalla recessione

Pubblicazione:

Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Nella legittima speranza che la spesa pubblica venga indirizzata su investimenti produttivi (ad esempio, infrastrutture in aree che ne necessitano grandemente e formazione delle masse di lavoratori rimasti disoccupati), i capitali che erano stati risparmiati trovano finalmente una via per rientrare nell’economia e, dopo un po’ di tempo, l’atteggiamento degli operatori privati cambia razionalmente: la spesa pubblica limita la contrazione del prodotto interno lordo, permettendo alle imprese e alle banche di tornare lentamente a essere profittevoli, i bilanci e i conti tornano gradualmente in pareggio e il sistema economico può riconvertirsi alla modalità di “massimizzazione dei profitti”, riportando anche alla creazione di posti di lavoro.

 

È un processo lungo, doloroso e che comporta anche una certa dose di umiltà da parte di tutta la società. È la dinamica di una “recessione dello stato patrimoniale”, la forma più grave di recessione, e di una sua possibile cura. Si tratta del perseguimento di un obiettivo fondamentale durante le cosiddette “crisi sistemiche” del sistema bancario, ovvero il mantenimento della stabilità macroeconomica, senza la quale un Paese finisce per collassare su se stesso come una stella nana bianca.

 

In conclusione, infatti, il lettore più attento avrà compreso che il problema di questa storia rimane nel ruolo di “lubrificante” che il denaro ha per l’economia nel suo complesso, facilitando il libero scambio tra gli operatori. Una volta che questo lubrificante si secca - come è accaduto per quei 10 euro rimasti improduttivi sul conto corrente - anche l’economia si blocca, regredendo a uno stadio precedente e arrivando a collassare. È forse una delle rare occasioni in cui la spesa pubblica e il deficit di bilancio possono portare a dei risultati concreti.

 

Con la buona pace di chi, come me, storce il naso alla presenza di interventi economici (e non solo) dello Stato nella società.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.