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CRISI/ Io liberista dico che solo lo Stato ci può salvare dalla recessione

Sull’attuale crisi pesa la mancanza di circolazione del denaro nel circuito economico. GABRIELE GRECCHI ci spiega che la spesa pubblica può risolvere la situazione

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Le radici di una rara malattia

In poche altre occasioni sentirete un convinto assertore dei free markets sostenere - contrariamente a quanto si sta leggendo sui giornali nelle ultime settimane, quando si sente parlare di austerità fiscale - che questa volta “lo Stato deve intervenire tornando a spendere”.

Sì, avete compreso bene: un fermo sostenitore del libero mercato vi sta dicendo che abbiamo bisogno di più spesa pubblica. È un’ammissione di sconfitta? Si tratta forse di una paradossale eresia?

No di certo. Più semplicemente è la presa di coscienza di una “malattia” dell’economia sinora mai veramente compresa, passata spesso in sordina - soprattutto a causa dello schiacciamento dell’informazione su un’agenda banale e limitata - e la cui medicina è da prendere certamente tappandosi il naso.

Ma cerchiamo innanzitutto di comprendere quale sia questa malattia, e poi vedremo di capire perché la soluzione - come sostiene anche il premio Nobel Paul Krugman- potrebbe essere maggiore spesa pubblica.

Immaginate un mondo in cui imprese e famiglie decidono razionalmente d’indebitarsi. I bassi tassi d’interesse - forzatamente bassi, per via di politiche monetarie espansive messe in atto dalle banche centrali - sono una ghiotta opportunità per fare tantissime cose. Ed essendo il tasso d’interesse il “prezzo” del denaro, l’informazione che il mercato recepisce è che di denaro probabilmente ce n’è a disposizione parecchio, altrimenti non costerebbe così poco. Quindi, razionalmente, conviene prendere a prestito.

C’è chi utilizza questo denaro per fare investimenti industriali, c’è invece chi sfrutta l’abbondanza di liquidità per speculare su attività immobiliari. Altri, simili alla cicala di Esopo, si dedicano al consumo più sfrenato, magari facendo leva sulla propria casa (il cui prezzo di mercato è stato “drogato” dagli speculatori di cui sopra), utilizzandola come una sorta di bancomat.

Bene. Un bel giorno, quelle banche centrali che da buoni organismi pianificatori quali sono avevano deciso di mantenere i tassi d’interesse così bassi, improvvisamente decretano che è giunto il momento di “normalizzarli” (mi direte poi voi quale sia il tasso d’interesse normale, perché io ancora non l’ho trovato) per bloccare qualche bolla speculativa da loro stesse causata.

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