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IDEA/ Basta il gioco del Monopoli per scoprire i segreti della crisi

Il gioco del Monopoli (Foto Ansa) Il gioco del Monopoli (Foto Ansa)

Il gioco si svolgeva su una plancia composta da 40 caselle disposte a formare un quadrato di dieci caselle per lato. Le quattro caselle d’angolo identificavano il punto di partenza, dove si otteneva anche del denaro, la prigione, il Parco Pubblico, e la casella Vai in Prigione. Al centro di ogni lato è presente una casella che indica una ferrovia. Le restanti caselle rappresentano proprietà da acquistare o tasse/multe da pagare. In pratica la stessa struttura del gioco che Charles Darrow avrebbe poi copiato trent’anni dopo.

 

Henry George non è stato un economista di secondo piano. Divenne famoso in seguito al libro “Progresso e Povertà” pubblicato per la prima volta nel 1879, un volume prezioso nel quale tentava di spiegare le origini della crisi in corso in quegli anni. Ha ispirato la filosofia e l’ideologia economica nota come georgismo, secondo la quale ognuno ha il diritto di appropriarsi di ciò che realizza con il proprio lavoro, mentre tutto ciò che si trova in natura, principalmente la terra, appartiene a tutta l’umanità.

 

Ancora oggi i suoi sostenitori diffondono le sue idee attraverso il web. Di notevole interesse è un suo contributo del 1894, sulle cause della crisi economica: proprio in quegli anni un durissima crisi colpiva gli Stati Uniti, e il nostro economista diede un contributo notevole ai dibattiti in corso in quegli anni.

 

In questo intervento del 1894, George, dopo aver esaminato le diverse possibili cause della crisi, punta l’attenzione su quella che lui ritiene la principale: la crisi del lavoro. Ovviamente, all’epoca non esisteva una questione monetaria (o era una questione di portata ridotta) e soprattutto non esisteva una finanziarizzazione dell’economia, né era concepibile la moneta come strumento finanziario.

 

Il vero problema erano i monopoli, un problema che comunque ci riguarda da vicino, come vedremo. Infatti, quella crisi del lavoro non era altro che la crisi indotta dalla presenza di monopolisti, proprietari di grandi latifondi terrieri. Per ovviare a questa situazione, George propose una tassa sui latifondi come unica tassa, un sistema che potesse compensare l’abuso di una posizione dominante, l’abuso del possesso di un bene che in realtà doveva essere di tutti.

 

Nei suoi scritti, continui sono i riferimenti religiosi che lo stesso George utilizza a sostegno delle sue affermazioni. Vale la pena riportare la conclusione del suo scritto del 1894.

 

“For that would make land speculation unprofitable, land monopoly impossible, and so open to the possessors of the power to labor the ability of converting it by exertion into wealth or purchasing power that the very idea of a man able to work and yet suffering from want of the things that work produces would seem as preposterous on earth as it must seem in heaven”.

 

“Per questo si renderebbe inutile la speculazione edilizia, impossibile il monopolio terreno, e così si aprirebbe ai possessori del potere di lavoro la possibilità di convertirlo, da sforzo in ricchezza o in potere d’acquisto, e l’idea stessa di un uomo in grado di lavorare, e tuttavia nel bisogno delle cose che il lavoro produce, sembrerebbe assurda, come in terra così in cielo”.

 

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COMMENTI
16/07/2010 - Chissà.... (Diego Perna)

Come al solito leggo attentamente quanto Lei scrive, ma più che commentare esprimo un desiderio, cioè che mi piacerebbe sapere cosa penserebbero in proposito Tremonti o Draghi, insomma coloro che avrebbero un poco la possibilità di fare o tentare qualcosa di nuovo. Lei è stato infatti chiarissimo e sono d'accordo con tutto. Pensi che dovrò chiudere la mia impresa per non continuare ad indebitarmi e perdere quanto ho costruito in tren'anni, sperando in tempi migliori e non necessariamente ricominciare da zero o da sotto zero. Codiali Saluti, facciamo questa moneta complementare, ma credo ci arresterebbero subito.