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IDEA/ Basta il gioco del Monopoli per scoprire i segreti della crisi

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Il gioco del Monopoli (Foto Ansa)  Il gioco del Monopoli (Foto Ansa)

Questo è lo stesso assurdo che stiamo vivendo oggi: non manca in realtà il lavoro (nel senso che non mancano cose da fare), né manca la qualità di ciò che produciamo con il lavoro. Quello che sta distruggendo l’economia è un monopolio, laddove gli interessi di chi detiene il monopolio coincidono con una artificiosa rarefazione dei beni che danno il lavoro.

 

Mancano gli interessi di chi può attivare quei processi che richiedono il lavoro. Un interesse di pochi (monopolisti) contro gli interessi di molti, contro gli interessi del popolo. Un secolo fa, il lavoro era generato da chi possedeva grandi latifondi, dai grandi monopoli dei latifondi. Oggi, il monopolio in grado di generare lavoro è quello della moneta.

 

L’eccesso di produzione di moneta, finita in prevalenza nei mercati finanziari senza regole, o dove l’unica regola era quella del profitto a tutti i costi (anche a costo del bene comune), ha portato a gonfiare smisuratamente il valore dei titoli finanziari. Oggi, dopo quella sbornia di eccessi, il mercato tenterebbe per sua natura un riallineamento dei valori: quindi i valori finanziari dovrebbero scendere. Ma questo non conviene ai grandi speculatori, e questo non permetteranno le banche centrali, strettamente legate come sono alla grande speculazione. Per questo si stampano fiumi di denaro, per continuare a permettere l’ipervalutazione dei prodotti finanziari.

 

Ma il gioco comunque non può durare a lungo. Le cose contro natura comunque non funzionano. Il sistema, così come oggi configurato, è destinato al collasso, per un motivo semplicissimo: la stessa moneta è ormai divenuta un prodotto finanziario. Infatti, una sempre maggiore quantità di moneta è destinata alla copertura dei debiti, che sono prodotti finanziari. Di conseguenza, anche la moneta è destinata a svalutarsi. Ma il paradosso è proprio questo: proprio la natura della moneta, oggi definita come passivo nei bilanci delle banche centrali, richiede sempre maggiore moneta, con due conseguenze distruttive: da una parte sempre maggiore debito; dall’altra, sempre maggiore svalutazione della stessa moneta.

 

In un interessante intervento pubblicato su queste pagine ieri di Gabriele Grecchi, uno che, come ammette lui stesso, “storce il naso alla presenza di interventi economici (e non solo) dello Stato nella società”, l’autore scrive che in questo periodo storico servirebbero proprio interventi di stato che, con una espansione del debito, stimolassero l’economia con opere pubbliche e investimenti: “La spesa pubblica limita la contrazione del Prodotto interno lordo, permettendo alle imprese e alle banche di tornare lentamente a essere profittevoli, i bilanci e i conti tornano gradualmente in pareggio”.

 

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COMMENTI
16/07/2010 - Chissà.... (Diego Perna)

Come al solito leggo attentamente quanto Lei scrive, ma più che commentare esprimo un desiderio, cioè che mi piacerebbe sapere cosa penserebbero in proposito Tremonti o Draghi, insomma coloro che avrebbero un poco la possibilità di fare o tentare qualcosa di nuovo. Lei è stato infatti chiarissimo e sono d'accordo con tutto. Pensi che dovrò chiudere la mia impresa per non continuare ad indebitarmi e perdere quanto ho costruito in tren'anni, sperando in tempi migliori e non necessariamente ricominciare da zero o da sotto zero. Codiali Saluti, facciamo questa moneta complementare, ma credo ci arresterebbero subito.