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IDEA/ Basta il gioco del Monopoli per scoprire i segreti della crisi

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Il gioco del Monopoli (Foto Ansa)  Il gioco del Monopoli (Foto Ansa)

Con esempi molto chiari, l’autore mostra come in tempi di incertezza come questi, l’investitore intuisce la fragilità intrinseca del sistema economico e preferisce mantenere la liquidità piuttosto che investirla. Ma i depositi che riposano in banca, come nota Grecchi, “sedendo improduttivamente sul conto corrente in banca non valgono assolutamente nulla: sono pari a carta straccia.” Questa è la realtà di cui rendersi conto. La moneta, per essere tale, deve circolare. Ma la liquidità, come già evidenziato in altro articolo, ha la proprietà opposta della moneta; la liquidità per definizione è ciò che può essere investito in qualsiasi asset: quindi, per definizione, la liquidità si trova normalmente in una condizione di perenne riposo, di non circolazione.

 

Saremmo pienamente d’accordo con le riflessioni proposte da Grecchi, se fossimo in condizioni normali. Qual e allora il problema della soluzione proposta da Grecchi? Perché un investimento dello stato non può funzionare? Perché il nodo cruciale è il debito che gli stati contraggono: un tratto essenziale di un sistema monetario in regime di monopolio è il fatto che la moneta deve essere totalmente altro rispetto al debito che si contrae.

 

Se io mi indebito per un chilo di mele o per un appartamento, ho la possibilità di saldare il debito pagando con moneta. Ma in un regime di monopolio, dove esiste un solo produttore di mele (e un regime legislativo con l’imposizione di un corso forzoso, che dà il potere di pretendere il pagamento in mele) se io mi indebito di un chilo di mele e mi viene imposto di pagare in mele, io non ho materialmente altra possibilità se non quella di pagare il mio debito con un nuovo debito.

 

Allo stesso modo, non è possibile uscire dalla spirale del debito con la moneta emessa solo a debito, e con un sistema bancario che, in forza delle leggi, impone il pagamento con la stessa moneta debito. Questi sono quindi i tre elementi che concorrono al malfunzionamento della finanza e alla distruzione dell’economia reale: il corso forzoso sulla moneta, la moneta debito, il monopolio della moneta. Questo è l’accerchiamento che occorre infrangere.

 

Il corso forzoso è un anacronismo storico che non ha più motivo di esistere. In un mondo moderno che ormai non può più fare a meno di un evoluto sistema monetario, è sufficiente la certezza del diritto nei pagamenti, per cui un debito o pagamento è sicuramente saldato quando viene pagato tramite la moneta.

 

Con uno stato che paga in moneta e chiede moneta con le imposte, il più è fatto. Per quanto riguarda la moneta debito, oltre ad essere un obbrobrio giuridico, non permette la corrispondenza tra moneta e realtà, poiché la realtà è densa di cose che sono un bene oggettivo per tutti senza essere un debito per nessuno.

 

E sul monopolio, non basta che la gestione della moneta, come di ogni cosa inerente al bene pubblico, torni nelle mani dello stato. Penso infatti che una moderna concezione dello stato non possa accontentarsi di una gestione solo centralistica di un bene comune, ma che in questa gestione, così come accade nel settore dell’istruzione e nella sanità, alla gestione pubblica si affianchi la libera iniziativa privata.

 

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COMMENTI
16/07/2010 - Chissà.... (Diego Perna)

Come al solito leggo attentamente quanto Lei scrive, ma più che commentare esprimo un desiderio, cioè che mi piacerebbe sapere cosa penserebbero in proposito Tremonti o Draghi, insomma coloro che avrebbero un poco la possibilità di fare o tentare qualcosa di nuovo. Lei è stato infatti chiarissimo e sono d'accordo con tutto. Pensi che dovrò chiudere la mia impresa per non continuare ad indebitarmi e perdere quanto ho costruito in tren'anni, sperando in tempi migliori e non necessariamente ricominciare da zero o da sotto zero. Codiali Saluti, facciamo questa moneta complementare, ma credo ci arresterebbero subito.