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FINANZA/ Per le banche un nuovo patto con il fisco

lunedì 19 luglio 2010

di Antonio Quaglio, Caporedattore responsabile di Plus24 - Il Sole 24 Ore

 

Tasse sulle banche e sui bonus dei banchieri, tasse sulle transazioni di mercato, ora anche tasse sulle riserve vita delle assicurazioni. Tasse dibattute, decise, corrette, congelate: in Europa e in Italia. Non è un caso che anche il piano anti-crack proposto dal leader dei banchieri europei, Alessandro Profumo, presenti una sostanziale prospettiva fiscale.

 

Molti governi rivorrebbero indietro “tutti e subito” i soldi dei contribuenti profusi nei salvataggi bancari. I grandi intermediari - alla vigilia dello stress-test Ue - rilanciano: anche in periodo di austerity, è meglio se quei soldi restano nei nostri bilanci, li investiremo in un fondo di stabilità agganciato alla nuova vigilanza. E senza tasse o sovrattasse i patrimoni verranno rafforzati più in fretta; come vuole Basilea 3, per sostenere credito e finanza a rischi più controllati. Non è solo una questione “macro”.

 

Le grandi banche continuano a essere blue-chip in molti portafogli e - assieme a quelle meno grandi - muovono i mercati e fissano i prezzi dei servizi finanziari per famiglie e imprese. L’evoluzione della loro fiscalità ha sempre rilevanti impatti a cascata. Non per coincidenza il presidente uscente dell’Abi, Corrado Faissola, ha indicato esplicitamente al successore Giuseppe Mussari il dossier tributario come problematico e prioritario. Non sarà facile risolverlo. Richiederà invece tempo e impegno da parte di tutti.

 

Il governo sta chiedendo sacrifici al sistema- paese a valle di una crisi bancaria globale e le banche italiane (peraltro non travolte dallo tsunami finanziario) chiedono più respiro al fisco: a cominciare dalla possibilità di ammortizzare le perdite su crediti in almeno metà tempo rispetto ai 18 anni attuali. Mentre il ciclo tarda a riprendere (e gonfia le sofferenze su prestiti alle imprese, mutui, credito al consumo) Basilea 3 annuncia “tolleranza zero” proprio per quelle “imposte differite” che l’ammortamento lungo accumula nei bilanci bancari. I grandi gruppi italiani (che stanno intanto dismettendo asset strategici) rischiano di vedere compressi i propri standard patrimoniali nel nuovo confronto europeo.

 

La stagnazione dei tassi ha finora ritardato, nel frattempo, il rilancio dei margini e quindi una ripresa stabile dei corsi di Borsa dei titoli bancari: che sono in molti portafogli privati e istituzionali. Le tensioni sull’Euribor sono peraltro attese a una conferma proprio dopo la pubblicazione degli stress-test e i dati sulle effettive necessità di nuovo capitale in banca.

 

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