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FINANZA/ In Europa parte la rivolta contro la Germania

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Ben Bernanke può fare poco, se non parlare a chi di dovere riguardo una nuova stagione di quantitative easing, il cosiddetto QE2. E la Bce, cosa fa per evitare l’asfissia del Club Med dal combinato congiunto debito-deflazione? Lo sanno a Francoforte che la massa monetaria M3 sia è contratta per quattro mesi di fila (febbraio -0,3%; marzo- 0,1%; aprile -0,2%; maggio -0,2%)? Lo sanno, ma l’unica politica messa in atto è quella di stringere a dismisura i cordoni della borsa: austerity e rigore fiscale e di bilancio assoluti per tutti, una riedizione dell’allucinante politica del “one size fits all” posta in essere dopo il crollo di Lehman Brothers?

 

Si blocca il programma di acquisto di bond governativi per 60 miliardi di euro e, di fatto, si drena liquidità: i prestiti della Bce verso istituzioni creditizie sono scesi da 870 miliardi di euro a 635 miliardi nelle due settimane precedenti al 9 luglio scorso. Le riserve cash nel mercato interbancario sono crollate di un terzo nel giro di pochi giorni, portando l’Euribor a tre mesi al massimo da undici mesi a questa parte, lo 0,86%, e l’euro a un turbo-rally sulle altre valute, yen in testa.

 

Gli esportatori tedeschi non ringraziano, per una volta. L’unico vero motivo di interesse per i risultati degli stress tests di venerdì è che questi ripuliscano un po’ l’aria facendo chiarezza e sblocchino il sistema creditizio: c’è però un problema, sono gli Stati sovrani - insieme o più delle banche - a rappresentare un rischio, il vero e proprio tallone d’Achille dell’eurozona. Un memo della BaFin, l’ente tedesco regolatore dei mercati, parla chiaramente di “difficoltà collettive” per il Club Med, non di rischio di un default isolato: se parte, la crisi deflagrerà come una bomba all’interno di un corpo chiuso. E gli investitori questo lo sanno.

 

I test di simulazione di Royal Bank of Scotland parlano di perdite potenziali per 400 miliardi di euro per la sola Spagna e di 1,3 trilioni di euro per l’eurozona, invocando politiche di intervento da parte della Bce affinché questo non accada. A Francoforte, però, si stringe la cintura. Tutto si basa sul fondo di salvataggio da 440 miliardi dell’Ue, il cosiddetto Stability Facility, peccato che sia in corso un dibattimento all’Alta Corte tedesca per renderlo illegittimo in base all’articolo 125 dei Trattati europei: difficile che l’Ue lo renda operativo con una tale spada di Damocle che incombe.

 

Ma vi sembra un piano credibile, poi, quello che vede l’Italia - che settimana scorsa ha festeggiato il record assoluto del suo debito pubblico - pagare per salvare Spagna, Portogallo e Irlanda al prezzo di vedere il proprio debito salite ulteriormente? Su sedici Stati dell’Ue, dieci non hanno rating AAA e la Germania vuole bloccare per legge il fondo di salvataggio e ha detto no a qualsiasi operazione di anticipo dei fondi da versare: che credibilità vedete in questo progetto?

 

La Slovacchia, ad esempio, ha aderito al Facility Stability ma ha detto no al salvataggio della Grecia. Ieri l’Irlanda ha visto degradare di un notch il rating del credito a causa della bassa crescita da parte di Moody’s, assestandosi ora a livello Aa2: anche l’outlook è passato da stabile a negativo.

 

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COMMENTI
20/07/2010 - Outlook Irlanda (Mauro De Zorzi)

E' passato da negativo a stabile.