BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TELECOM/ Ecco il piano che potrebbe uccidere la concorrenza

Pubblicazione:martedì 20 luglio 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

La vicenda dei 3700 esuberi annunciati da Telecom Italia, e in seguito temporanemente sospesi, ha riportato l’ex monopolista al centro del dibattito politico di questo tardo luglio. Il profilo occupazionale - che ha suscitato le proteste dei sindacati e l’interventismo del ministro Sacconi - si salda con la grande partita di cui Telecom è protagonista: quella della rete di nuova generazione.

 

La possibilità che un’azienda riveda la propria struttura organizzativa - e particolarmente in un momento d’incertezza dei mercati, e del mercato delle telecomunicazioni tra tutti - non è certo sorprendente: assai problematico, però, è che i minacciati posti di lavoro divengano merce di scambio in una trattativa con governo e (indirettamente) operatori alternativi.

 

Nell’ottica dell’azienda, il tentativo di unificare discussioni invero distinte - trasformando debolezze in punti di forza e puntellando la propria posizione negoziale - è facilmente comprensibile.

 

Le questioni aperte per Telecom non accennano a diminuire: non brillano i conti, appesantiti da un debito ingente che la dismissione degli asset meno strategici non basta a contenere; la convivenza tra gli azionisti di Telco rimane precaria, in virtù di obiettivi eterogenei difficilmente riducibili a unità; le voci sulla possibile sostituzione del management continuano a inseguirsi, complicando ulteriormente il compito degli amministratori; le partecipazioni estere danno più oneri che onori - si pensi al destino accidentato di Telecom Argentina, che pure in questi giorni pare incontrare una schiarita, con la mano tesa dal governo Kirchner. Siamo, insomma, di fronte a un’impresa che naviga - necessariamente a vista - in acque alquanto agitate.

 

D’altro canto, permettere che le difficoltà di Telecom continuino a ostacolare il percorso verso l’NGN (Next Generation Network) è un rischio troppo gravoso per le telecomunicazioni italiane. In tutta evidenza, l’incumbent è too big to ignore, e dovrà giocare un ruolo rilevante nella creazione delle nuove infrastrutture d’accesso in fibra. Questo non implica in alcun modo che lo sviluppo del settore possa essere orientato a togliere le castagne di Telecom dal fuoco.

 

PER CONTINUARE L’ARTICOLO CLICCA >> QUI SOTTO


  PAG. SUCC. >