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CRISI/ C’è una nuova bolla pronta a esplodere negli Usa

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Gli aumenti più importanti ci sono stati già a partire dagli anni ‘70, quando sono cresciuti fortemente gli aiuti agli studenti da parte dello Stato con prestiti e borse di studio. Tanto per fare un esempio, quando negli anni ’60 ero studente a Northwestern (un’università privata) pagavo 790 dollari l’anno, mentre oggi ne servono circa 50.000. Quando invece ho cominciato a insegnare (a metà degli anni ’60) in un’università statale, gli studenti pagavano circa 450 dollari l’anno, mentre ora ce ne vogliono 10.000.

 

Perché questi aumenti così forti?

 

Il fatto è che più gente vuole frequentare l’università proprio perché è più facile trovare i soldi per pagare le rette. Gli atenei, tuttavia, accettano lo stesso numero di persone di 40 anni fa. In altri termini, con questi programmi si è aumentata molto più la domanda per l’educazione rispetto all’offerta. Se da un lato questi programmi aiutano i ragazzi ad andare all’università, in realtà il loro effetto più grande è stato quello di far lievitare le rette. Tanto per essere chiari, se si lasciano cadere soldi dal cielo sulle università, queste trovano comunque un modo per spenderli.

 

Due anni fa lei ha scritto che i prestiti per gli studenti universitari costituivano il 70% di tutti i prestiti governativi. La situazione è ora cambiata?

 

I dati statistici non sono cambiati di molto, ma è cambiata la filosofia dell’amministrazione Obama rispetto a quella precedente di Bush. La tendenza (sancita con un provvedimento approvato dal Congresso all’interno della riforma sanitaria) è ora quella di passare da un sistema di prestiti privati (il governo infatti dava sovvenzioni a prestatori privati) a uno in cui i prestiti sono erogati agli studenti direttamente dal governo. L’amministrazione Obama sostiene che così sarà possibile ottenere dei notevoli risparmi, ma non tutti sono d’accordo.

 

La situazione dei debiti degli studenti è simile a quella della crisi dei mutui?

 

La bolla immobiliare è scoppiata perché il denaro era facilmente disponibile per chi voleva comprare case. I bassi tassi di interesse e gli scarsi controlli delle autorità sulle banche hanno fatto sì che nel periodo 2002-2008 fossero concessi prestiti a persone con discutibili possibilità di restituirli. Una situazione simile a quanto avviene con i prestiti agli studenti. Quasi il 50% di chi comincia gli studi universitari non si laurea neppure dopo 6 anni (il periodo normale dovrebbe essere di 4 anni). Nel frattempo, come per le abitazioni, i tassi di interesse sui prestiti sono rimasti artificialmente più bassi (un range tra il 3,9% e l’8%) di quelli di mercato, grazie alle politiche del governo. In sintesi, molti studenti senza nessuna capacità di credito hanno ottenuto prestiti sempre più considerevoli con bassi tassi di interesse. Una situazione molto simile a quella della bolla immobiliare.

 

Dovremo quindi aspettarci una nuova crisi?

 

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