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CRISI/ C’è una nuova bolla pronta a esplodere negli Usa

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Credo che alla lunga l’educazione universitaria trarrà vantaggio dall’uscita del governo federale dal sistema dei prestiti, o almeno da una riduzione del suo intervento, perché i suoi sussidi sono un aperto invito per le università ad aumentare le tariffe. Il ciclo è questo: il governo aumenta ogni anno del 5% l’ammontare dei suoi prestiti, di conseguenza, le università aumentano le loro rette del 5% ogni anno, e la situazione degli studenti non migliora. Con qualche differenza, la stessa cosa accade con il programma per le borse di studio. Si deve in qualche maniera rompere questo circolo.

 

Mettere un freno ai prestiti agli studenti, non creerebbe problemi al sistema educativo americano?

 

Penso che qualche rischio ci sia. Non si deve cambiare tutto da un giorno all’altro, sarebbe dirompente, perché gli studenti già all’università si troverebbero improvvisamente senza la capacità di pagare le rette. Si deve introdurre il nuovo programma in un periodo di 3 o 4 anni, creando protezioni per gli studenti che studiano con l’aiuto dei prestiti e abituando le persone all’idea di accumulare i risparmi necessari agli studi. Nel frattempo occorre continuare ad aiutare chi è veramente bisognoso e sperare che le famiglie di classe media e alta cambino le loro abitudini.

 

In che senso?

 

Un tempo i genitori facevano molti sacrifici per mandare figli all’università, rinunciando ad andare frequentemente al ristorante, a comprare una nuova macchina e a vivere nel lusso. Oggi questo avviene di meno, perché la gente semplicemente prende a prestito più soldi. A mio parere, le classi abbienti sono in grado di tagliate le loro spese, anche se ciò può sembrare spiacevole, per mandare i figli all’università. In breve, credo che tagliare i prestiti ci farà un gran bene, nel lungo termine, e non impedirà a nessuno di frequentare l’università.

 

(Mariangela C. Sullivan)

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