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FIAT/ Marchionne sacrificherà l’Alfa Romeo sull’altare di Detroit?

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

La fusione tra Chrysler e Fiat è indubbiamente una grande sfida per la casa automobilistica torinese e non sarà facile vincerla. Le risorse necessarie per salire dal 20% del capitale di Chrysler, alla maggioranza assoluta, sono molto elevate e superano certamente i cinque miliardi di euro.

 

Al fine di migliorare la valorizzazione nei due settori presenziati sul mercato da Fiat, è stata decisa una scissione all’interno del gruppo. In questo modo si arriverà nei prossimi mesi a una quotazione separata tra il settore dei veicoli industriali e il settore auto. In questo modo il gruppo riuscirà a trovare nuove risorse dal mercato.

 

Quasi certamente queste nuove risorse non saranno sufficienti per “salire” in Chrysler e non è fuori discussione quello che da diversi mesi è un rumors del mercato: Fiat potrebbe decidere di vendere Alfa Romeo a qualche competitor europeo. Solo in questo modo l’azienda torinese potrebbe trovare quelle risorse necessarie per crescere nel mercato americano.

 

Anche se il rilancio di Chrysler e il contemporaneo lancio della 500 negli Stati Uniti dovessero avere successo, difficilmente nel 2010 e nel 2011 Fiat produrrà utili operativi molto importanti. La crescita nel mercato americano è necessaria e le condizioni del mercato evidenziano una ripresa del mercato stesso. In Europa la situazione invece è opposta, poiché le vendite stanno crollando, dopo un 2009 drogato dagli incentivi.

 

In particolare in Germania si sta realizzando il “crollo post-elettorale”. Nel 2009, per spingere un settore essenziale dell’economia tedesca, il governo guidato da Angela Merkel e appoggiato dai socialdemocratici aveva immesso risorse pubbliche al fine di migliorare il risultato elettorale. Il 2009 del mercato auto tedesco ha registrato un boom delle vendite, ma nel 2010, quando gli incentivi sono terminati, ha cominciato a sgonfiarsi la “bolla delle automobili elettorali”. La caduta nel primo semestre del 2010 è del 28,7% e tale dato non ha bisogno di ulteriori commenti.

 

Nel mercato europeo sostenuto dagli incentivi, Fiat era stata in grado di sfruttare al meglio l’occasione. Spesso gli incentivi, per essere giustificati, venivano accompagnati dalla “scusa” delle riduzioni delle emissioni e la casa automobilistica torinese, producendo veicoli “piccoli”, era stata particolarmente avvantaggiata.

 

Finiti i sussidi pubblici, Fiat ha cominciato a soffrire più degli altri produttori e la caduta della quota di mercato in Europa, non può non preoccupare i vertici della casa automobilistica. Fiat si trova di fronte a un periodo particolarmente delicato e la tensione sociale italiana non aiuterà a risolvere la situazione.



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