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FIAT/ Altro che spin off, la vera sfida di Marchionne è nelle fabbriche

Pubblicazione:giovedì 22 luglio 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

A fine 2008 Marchionne fu il primo a dire che, al termine della crisi, nel settore automotive a livello mondiale sarebbero rimasti solo 5-6 player, ovvero quelli in grado di raggiungere una massa critica di 5,5/6 milioni di auto l’anno.

 

Ciò sarebbe stato resto possibile da “una nuova ondata di concentrazioni’” industriali. In particolare, Marchionne sostiene che non è il numero assoluto di vetture che importa, quanto piuttosto i volumi associati a ogni piattaforma, con livelli minimi per ogni piattaforma attorno al milione di vetture.

 

Tra i sei elementi chiave dello sviluppo di Fiat Group Automotives (FGA) nel quinquennio 2010-2014 (si veda la presentazione ad analisti e investitori del 21 aprile 2010) compaiono infatti: il ritorno graduale dei volumi europei ai livelli pre-crisi, l’allocazione ottimale della capacità tra FGA e Chrysler e la completa integrazione tra le gamme di prodotti Fiat e Chrysler. Tutto ciò è in linea con l’obiettivo di Marchionne di raggiungere il volume minimo necessario per la sopravvivenza (6 milioni di vetture tra Fiat e Chrysler entro il 2014).

 

E il Consiglio di Amministrazione tenutosi ieri nel quartier generale Chrysler ad Auburn Hills testimonia ulteriormente la rilevanza rivestita dall’azienda americana all’interno della strategia del Gruppo. A seguito del CdA, il prossimo 16 settembre l’assemblea degli azionisti dovrà dare il suo parere vincolante sull’ipotesi di spin off del settore auto dal resto del gruppo. Questa operazione, tuttavia, ha più valenza in termini di assetto societario (separare un settore caratterizzato da una profittabilità molto diversa rispetto a quella dei settori industriali) che non in termini di miglioramento delle operations.

 

Il piano di sviluppo verrà implementato attraverso una serie di azioni di ampia portata strategica. Innanzitutto, l’espansione della rete di vendita europea con oltre 1600 nuovi dealer entro il 2014, perché l’ottimizzazione delle Supply Chain automotive richiede un bilanciamento tra vendite e capacità produttiva, e il mantenimento e lo sviluppo della profittabilità di Parts & Services, già fortemente redditizia, attraverso l’implementazione delle tecniche di Lean Supply Chain (estensione del modello di Toyota Production System anche alla filiera logistica) e World Class Logistics (il “World Class Manufacturing” al di fuori delle mura degli stabilimenti produttivi).

 

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