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FIAT/ Altro che spin off, la vera sfida di Marchionne è nelle fabbriche

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Ancora, il Progetto “Fabbrica Italia” (“il più straordinario piano industriale che il nostro Paese abbia mai avuto. […] La produzione di auto e veicoli commerciali in Italia passerà da 800 mila a 1 milione e 650 mila unità all’anno. […] Il gruppo impegnerà quasi il 70% degli investimenti mondiali negli stabilimenti italiani”, sempre per citare Marchionne) ha come presupposti il miglioramento continuo delle operations per l’aumento della competitività e il pieno utilizzo della capacità produttiva installata.

 

FGA inoltre punta a mantenere la leadership a livello europeo in materia di emissioni (media pesata emissioni CO2 anno 2009 131,0 g/km, contro i 145,8 g/km come media complessiva di mercato) in risposta ai nuovi trend di mercato - la sostenibilità ambientale, insieme alla tecnologia che semplifica la vita e alla personalizzazione spinta dei modelli sono per molti consumatori sinonimo di qualità di un’autovettura - e a cavalcare lo sviluppo dei mercati emergenti attraverso Joint Ventures con Guangzhou Automobile Group (Cina), Sollers (Russia), Tata Motors (India).

 

Ma non c’è solo questo. L’esperienza maturata attraverso le attività di formazione manageriale che come MIP, la business school del Politecnico di Milano, sviluppiamo per FGA ci hanno permesso di verificare dall’interno che i piani di portata strategica vengono poi supportati da azioni concrete orientate a uno sviluppo solido e rivolte al lungo termine.

 

Un master in “Cultura della Qualità” conclusosi a dicembre 2009, e ora un percorso di formazione per i dealer, mostrano come per il Gruppo siano centrali anche aspetti quali la qualità del prodotto e la relazione con il cliente, nonché l’importanza di trasferire tecniche e strumenti manageriali ai ruoli chiave dell’organizzazione.

 

Il settore auto è fortemente competitivo. L’autovettura è un prodotto complesso e la realizzazione e commercializzazione di prodotti eccellenti non è compito facile, come testimoniano i numerosi ritiri dal mercato nel 2010 (non solo Toyota: “Dall’inizio dell’anno richiamate centinaia di migliaia di vetture GM, Toyota, Honda, Chrysler, Volkswagen”, titolava il Corriere.it il 14/06/2010).

 

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