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FINANZA/ Domani sarà davvero la svolta per l’Europa?

Gli uffici del Cebs Gli uffici del Cebs

Per dare un’idea della confusione che rischia di inondare i mercati, è sufficiente segnalare il seguente, tragicomico, paradosso. Nell’arco di poco più di un mese, Cebs e Comitato di Basilea si troveranno ad analizzare i criteri del Tier1 e a simulare le perdite derivanti da uno scenario di default. In sintesi, si tratterà di calcolare l’impatto dell’attuale crisi europea e della montagna di debito pubblico - Grecia in testa - tenuta a bilancio dalle banche dell’eurozona.

 

Ma a punire gli istituti di credito per l’abbuffata di debito sovrano saranno proprio quei regolatori che da anni spingono le banche lontano dai finanziamenti all’impresa con lo scopo preciso di favorire strumenti di debito pubblico (bond governativi) o privato (cartolarizzazioni di mutui e carte di credito).

 

Non c’è da stupirsi se davanti a questo spettacolo l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, abbia proposto la creazione di un fondo anticrisi a contribuzione diretta delle banche. È chiaro che chiamando in causa gli istituti si cerchi di riportare l’attenzione dei mercati su soluzioni che facciano della logica e della responsabilità diretta le principali linee guida.

 

Purtroppo, una provvidenziale soluzione di mercato, tanto cara a istituti quali Unicredit e Barclays, oggi non arriverebbe al cuore del problema. Se la crisi fosse solo circoscritta al perimetro del mercato, se davvero regolatori, comitati sovranazionali e stati non avessero nulla a che spartire con questa crisi, allora, forse, i fondi sovrani di Qatar e Libia non figurerebbero tra i principali azionisti di Barclays e Unicredit, rispettivamente.

 

No, la crisi oggi è molto di più. È una crisi più profonda, radicata nel sistema che - a briglia sciolta - ha regolato i mercati negli ultimi venti anni.

 

Domani forse sarà chiaro che dalla situazione attuale non si potrà uscire a suon di inviti alla calma e rassicuranti simulazioni econometriche. E magari si avvertirà la percezione che in Europa serve innanzitutto il coraggio per un cambiamento radicale nel modo di fare banca. Chissà che, dopotutto, domani non possa essere un gran giorno.

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COMMENTI
22/07/2010 - Stress test??? Ma che buffonata!!!! (Pietro Sita)

Gli stress test vengono condotti dalla stessa mafia finanziaria che ha condotto il mondo sul baratro dell'insolvenza! Non sono credibili, come non lo erano quelli americani dopo il crack Lehman. I parametri vengono addomesticati in modo tale che risulti che le banche principali siano in salute. Allo stesso modo verranno addomesticati i criteri di Basilea 3, altrimenti le banche dovrebbero iscrivere a bilancio perdite rilevanti che probabilmente ne azzererebbero il capitale. Domani vedrete che le banche europee avranno quasi tutte superato lo stress test, i banksters delle banche europee ed americane intoneranno il peana allo scampato pericolo,i soldi che le banche centrali prestano alle banche a 0% di interesse verranno buttati sulle borse ed assisteremmo ad un altro rally. Questo ennesimo rally serve alle banche, alle assicurazioni, ai fondi pensione per gonfiare il valore degli assets...e così via. Intanto nessuno dico nessuno si preoccupa di risolvere i problemi alla radice. Altro che uscire dalla crisi; si andra avanti per anni con un lento declino.Il re è nudo e tutti, dico tutti, fanno finta che indossi preziosi indumenti!Che ipocrisia!!! Intanto domani tutti in colonna sulle autostrade che portano al mare...buona colonna e buone ferie, perchè a settembre.....!!!!