BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FIAT/ I nuovi piani di Marchionne lasciano a piedi la Fiom

La polemica di Marchionne con i sindacati ha scosso il mondo industriale italiano. Ma ha anche aperto alcuni interrogativi sulla produttività degli stabilimenti italiani. SERGIO LUCIANO ne spiega i retroscena a ilsussidiario.net

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

“Le cose che facciamo, fanno noi” (The things we make make us): se i delegati della Fiom-Cgil che hanno scelto la linea dura contro la Fiat di Sergio Marchionne fossero mai stati ad Auburn Hills, quartier generale della Chrysler nel Michigan, e avessero letto sulla facciata della torre principale degli uffici questa intestazione, campeggiare come una specie di “primo e unico comandamento”…be’, non avrebbero preso sotto gamba le ammonizioni dell’amministratore delegato del gruppo del Lingotto.

 

A lui piacciono queste visioni integre, e forse integraliste, del lavoro: “Ciò che produciamo produce noi”, bellissimo! Sembra una metaforizzazione di Feuerbach, “l’uomo è ciò che mangia”, uno stereotipo mentale del proto-marxismo rivisto in chiave calvinistico-capitalistica. Se non fai niente, non sei niente. Se dici che vai in malattia e invece stai bene, sei un ladro. Se dici che ti assenti per ragioni di famiglia e invece vai a fare volantinaggio sei un bugiardo.

 

E poi Marchionne, che già di per sé queste cose proprio non le sopporta, non è più lo stesso di due anni fa. I sindacati italiani non l’hanno ben capito: almeno, non la Cgil. Marchionne è sempre stato più americano che italiano, con buona pace della nascita chietina. Solo che fino a un momento prima di comprare la Chrysler aveva, sì, tanta produzione già collocata all’estero – Polonia, Brasile, Turchia – ma, diciamolo: era un estero sfigato. Non terzo mondo, ma nemmeno primo mondo. Impensabile usarlo come “porto franco” per delocalizzare dall’Italia. Adesso è diverso.

 

Adesso 51 mila lavoratori del Paese più ricco del mondo, gli Stati Uniti d’America, sono lì che producono e lavorano, febbrili e orgogliosi, e a momenti fanno la “ola”, perché due anni fa temevano tutti di aver perso il posto e invece è arrivato l’uomo col pullover e il capello lungo e unto e gli ha salvato la tuta. E ne ha già assunti tremila in più. Gli sono gra-ti. Semplicemente grati. Senza “se” e senza “ma”.

 

CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO PER PROSEGUIRE LA LETTURA DELL'ARTICOLO


COMMENTI
23/07/2010 - E' tempo di cambiare... (Lorenzo ROMANO)

Purtroppo, quando il motto è "tanto peggio, tanto meglio" i risultati danno ragione all'AD cui il vero scopo è solo produrre dividendi più o meno consistenti. Lo scopo dei sindacati, invece, è quello di garantire un buon ambiente di lavoro, una certa tranquillità occupazionale, attività lavorative non degenerative e così via ma oggi, come 30- 40 fa, si pretendono ancora altre cose! Forse qualcuno ricorda i tempi del "...via il padrone dalla fabbrica...", eravamo tra il '70 e l'80, molte fabbriche chiusero e pian piano l'Italia venne scalzata dalla concorrenza estera proprio perché si lavorava male e a costi molto alti. I sindacati non hanno ancora capito che fuori dalle mura delle fabbriche nostrane c'è la concorrenza di quasi 4.500.000.000 (4,5 miliardi) di persone pronte a sostituirci, ad annullarci tecnologicamente e commercialmente e non è una questione politica ma è il mondo! Per questo l'AD Marchionne è un grande imprenditore perché, nonostante tutto, riesce ancora a far vivere i resti di una grande azienda, un tempo una delle più famose!

 
23/07/2010 - FORZA MARCHIONNE!!!!! (Pietro Sita)

La Fiom-CIGL per troppi hanni ha difeso i fannulloni. E' ora di darci un taglio: vogliono difendere l'indifendibile! La debolezza della loro posizione è tradita dal tentativo di metterci di mezzo la legge e la Costituzione. I contratti di lavoro sono accordi sottoscritti tra le parti punto e basta. Non centra la legge o la Costituzione, però fa sempre un certo effetto buttarla in mezzo alle argomentazioni. Nei momenti di crisi è necessario anche fare dei passi indietro. Il sindacato in queste situazioni di eccesso di produzione perde l'unico vero potere che ha: il ricatto dello sciopero. Non gliene frega niente a nessuno se proclama uno sciopero!!! Avanti così Marchionne!