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FIAT/ I nuovi piani di Marchionne lasciano a piedi la Fiom

Pubblicazione:venerdì 23 luglio 2010

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

 

Come mai? Semplice: sono americani. Non pensano di avere sempre e comunque alle spalle uno Stato-papà. Anzi, mammà. Pronti a passargli la paghetta settimanale, che lavorino o no, che studino o no. La gente di Pomigliano, a voler essere semplicisti, ricorda quando il fabbricone era dell’Iri e il salario era una variabile indipendente, per ogni Alfasud che veniva prodotta la scommessa era quanti soldi l’Iri dovesse rimetterci. Non ci lavoravano loro, erano troppo giovani, ma il padre o uno zio sì, fingevano sicuramente di lavorarci…

 

Oggi è diverso, oggi va meglio, e il 63% degli operai di Pomigliano ha votato “sì” alla ricetta organizzativa di Marchionne. Ma l’altro 37% crede ancora ai pasti gratis. Può boicottare. Ha iniziato a farlo, sia pure in modo strisciante. La produttività di Pomigliano è ancora tra le più basse degli stabilimenti Fiat. Il piano “Fabbrica Italia”, che Marchionne ha creato e proposto ai sindacati italiani, è stato un modo politicamente corretto per dirgli: “Se fate esattamente come dico io, vi prometto lavoro e benessere. Altrimenti farò esattamente come dico io nel Paese in cui me lo lasceranno fare”.

 

A quest’approccio – che non è antisindacale ma è meramente pragmatico – fa riscontro un “problema-Paese”. Per investire in Serbia i 700 milioni di euro necessari a produrvi la nuova Multipla, anziché lasciarla a Mirafiori, il gruppo dovrà sborsarne solo 350, gli altri li mette la Bei (Banca eurpea investimenti, 350) e la Regione di Belgrado. Come succedeva in Italia venti, trent’anni fa. Ma oggi il governo “non sa a chi dare i resti” della manovra finanziaria. Spiccioli di investimenti, contesi da troppe mani. E’ finita quell’epoca, le vacche grasse sono tutte rinsecchite, mummificate.

 

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COMMENTI
23/07/2010 - E' tempo di cambiare... (Lorenzo ROMANO)

Purtroppo, quando il motto è "tanto peggio, tanto meglio" i risultati danno ragione all'AD cui il vero scopo è solo produrre dividendi più o meno consistenti. Lo scopo dei sindacati, invece, è quello di garantire un buon ambiente di lavoro, una certa tranquillità occupazionale, attività lavorative non degenerative e così via ma oggi, come 30- 40 fa, si pretendono ancora altre cose! Forse qualcuno ricorda i tempi del "...via il padrone dalla fabbrica...", eravamo tra il '70 e l'80, molte fabbriche chiusero e pian piano l'Italia venne scalzata dalla concorrenza estera proprio perché si lavorava male e a costi molto alti. I sindacati non hanno ancora capito che fuori dalle mura delle fabbriche nostrane c'è la concorrenza di quasi 4.500.000.000 (4,5 miliardi) di persone pronte a sostituirci, ad annullarci tecnologicamente e commercialmente e non è una questione politica ma è il mondo! Per questo l'AD Marchionne è un grande imprenditore perché, nonostante tutto, riesce ancora a far vivere i resti di una grande azienda, un tempo una delle più famose!

 
23/07/2010 - FORZA MARCHIONNE!!!!! (Pietro Sita)

La Fiom-CIGL per troppi hanni ha difeso i fannulloni. E' ora di darci un taglio: vogliono difendere l'indifendibile! La debolezza della loro posizione è tradita dal tentativo di metterci di mezzo la legge e la Costituzione. I contratti di lavoro sono accordi sottoscritti tra le parti punto e basta. Non centra la legge o la Costituzione, però fa sempre un certo effetto buttarla in mezzo alle argomentazioni. Nei momenti di crisi è necessario anche fare dei passi indietro. Il sindacato in queste situazioni di eccesso di produzione perde l'unico vero potere che ha: il ricatto dello sciopero. Non gliene frega niente a nessuno se proclama uno sciopero!!! Avanti così Marchionne!