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Economia e Finanza

FIAT/ I nuovi piani di Marchionne lasciano a piedi la Fiom

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

 

Melfi – l’ultimo nato degli impianti Fiat italiani – aveva avuto l’aiuto di tanti soldi pubblici. Ma quando oggi alcuni sindacati, e certa sinistra, rinfacciano alla Fiat gli aiuti intascati dallo Stato a quell’epoca, non sanno che a Marchionne non gliene può importare di meno. Lui non c’era, e non deve risponderne. Ed oggi quegli aiuti che l’Italia non può più erogare, ecco pronta la Serbia ad erogarli, o la Turchia, o il Brasile o la Polonia. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.

 

Non se ne esce, Marchionne sulla partita dell’efficienza produttiva non mollerà di un centimetro. Non gli servono gli applausi della gente in strada e certo non farà mai politica in Italia: va soltanto dove lo porta il portafoglio.

 

E trattare, mediare? Quello sì: ma soltanto da un orecchio vuol sentire, il capo della Fiat. Quello della condivisione dei buoni risultati: a lui non dispiace avere socio il sindacato americano, in Chrysler, purchè faccia più l’azionista che il sindacato e lasci decidere a lui come va gestita la fabbrica per mantenerla competitiva. Ed è quello che il sindacato Usa sta facendo. Ci provi anche la Fiom: sarà l’unico modo per salvare Fabbrica Italia. Altrimenti, non si farà: Marchionne si prenderà la croce addosso di aver deindustrializzato il Paese, farà spallucce e resterà a macinare utili - sempre che ci riesca nonostante la crisi del settore che persiste – dove potrà macinarli.

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COMMENTI
23/07/2010 - E' tempo di cambiare... (Lorenzo ROMANO)

Purtroppo, quando il motto è "tanto peggio, tanto meglio" i risultati danno ragione all'AD cui il vero scopo è solo produrre dividendi più o meno consistenti. Lo scopo dei sindacati, invece, è quello di garantire un buon ambiente di lavoro, una certa tranquillità occupazionale, attività lavorative non degenerative e così via ma oggi, come 30- 40 fa, si pretendono ancora altre cose! Forse qualcuno ricorda i tempi del "...via il padrone dalla fabbrica...", eravamo tra il '70 e l'80, molte fabbriche chiusero e pian piano l'Italia venne scalzata dalla concorrenza estera proprio perché si lavorava male e a costi molto alti. I sindacati non hanno ancora capito che fuori dalle mura delle fabbriche nostrane c'è la concorrenza di quasi 4.500.000.000 (4,5 miliardi) di persone pronte a sostituirci, ad annullarci tecnologicamente e commercialmente e non è una questione politica ma è il mondo! Per questo l'AD Marchionne è un grande imprenditore perché, nonostante tutto, riesce ancora a far vivere i resti di una grande azienda, un tempo una delle più famose!

 
23/07/2010 - FORZA MARCHIONNE!!!!! (Pietro Sita)

La Fiom-CIGL per troppi hanni ha difeso i fannulloni. E' ora di darci un taglio: vogliono difendere l'indifendibile! La debolezza della loro posizione è tradita dal tentativo di metterci di mezzo la legge e la Costituzione. I contratti di lavoro sono accordi sottoscritti tra le parti punto e basta. Non centra la legge o la Costituzione, però fa sempre un certo effetto buttarla in mezzo alle argomentazioni. Nei momenti di crisi è necessario anche fare dei passi indietro. Il sindacato in queste situazioni di eccesso di produzione perde l'unico vero potere che ha: il ricatto dello sciopero. Non gliene frega niente a nessuno se proclama uno sciopero!!! Avanti così Marchionne!