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FINANZA/ La mossa di Obama e la tutela del risparmio da far ripartire anche in Italia

Pubblicazione:domenica 25 luglio 2010

M. Draghi e G. Tremonti (Imagoeconomica) M. Draghi e G. Tremonti (Imagoeconomica)

Di Antonio Quaglio - Caporedattore responsabile Plus24 -Il Sole 24 Ore

 

Sei anni fa - era l’inizio del 2004 - la modernizzazione della vigilanza finanziaria guidata dalla tutela del risparmio appariva un’urgenza solo al ministro dell’Economia italiano. I crack Cirio e Parmalat avevano scosso il sistema-paese assai più di quanto il collasso di Enron avesse allarmato l’America. Quaranta giorni dopo il fallimento Tanzi - che rovinò 100mila piccoli azionisti e obbligazionisti - Giulio Tremonti presentò un disegno di legge che puntava a trasformare la Consob in super-authority dei mercati, ridimensionando la Banca d’Italia di Antonio Fazio e dando spazio anche a Isvap, Covip, Antitrust. Londra aveva già riorganizzato la sua Fsa a lato della Banca d’Inghilterra. Ma in quel “Tremonti standard”(solo poi divenuto “global”) era nuova la centralità della difesa del risparmio diffuso e il realismo nel tentare di ricombinare vecchio e nuovo tra i “regulator”. Lo stesso “mix” che c’è nella «legge Obama» su Wall Street firmata nei giorni scorsi. Lo stesso “sentiment” espresso dai 1003 italiani intervistati nel sondaggio esclusivo Ipsos per «Plus24».

 

La super-authority italiana, poi, non si è fatta. E sei anni dopo, neppure il Consumer Financial Protection Bureau solennemente istituito dalla Casa Bianca sembra possedere uno vero “status” di “cane da guardia”. È ancora, inevitabilmente, una scommessa politico-istituzionale: una sorta di difensore civico incaricato di incunearsi tra Fed, Sec e “big banking”; di pungolare giorno dopo giorno le grandi burocrazie finanziarie e di tener testa al lobbismo di Wall Street. Ma tant’è: da qualcosa Obama (molto votato dal “risparmio tradito”) doveva pur partire. E da qualcosa anche l’Italia (in Europa) dovrà pur ri-partire.

 

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