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FIAT/ Oltre la Serbia, Marchionne cerca una Fiom "made in Usa"

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

I direttivi sindacali delle sigle rappresentate a Pomigliano sono più numerose di quelle che si tengono a Mirafiori anche perché ci sono più sigle sindacali e, di conseguenza, molti più dipendenti hanno diritto a chiedere il permesso che dovrebbero durare il tempo della riunione. Spesso durano, invece, tutta la giornata. Per questo la Fiat ha chiesto di revocare i permessi trimestrali di 24 ore per gli incontri dei direttivi sindacali.

 

Quando Marchionne disse che l’assenteismo a Pomigliano è triplo rispetto alla media degli stabilimenti italiani non venne smentito dai sindacati ed è per questo fatale credere che dicesse la verità. I cinque licenziamenti decisi nelle ultime settimane hanno riguardato operai che avevano chiesto permessi per motivi famigliari e poi sono stati visti a una manifestazione sindacale, altri, in sciopero, impedivano a colleghi che volevano lavorare, di farlo.

 

Ma l’immagine del livello di incomunicabilità al quale si è arrivati alla Fiat è quella del licenziamento di un dipendente perché ha usato un pc aziendale per inviare mail personali. È comprensibile il rigore e la richiesta del rispetto integrale dei diritti e dei doveri sanciti nel contratto di lavoro nazionale, ma forse anche la Fiat sta esagerando. Per non essere male interpretato: la volontà di costruzione del consenso non confligge affatto con la doverosa necessità di ottenere produttività e rigore nel rispetto dei contratti e chi pensa il contrario, evidentemente, è rimasto a un secolo fa.

 

Quando Marchionne afferma che “i sindacati italiani sono poco seri” ha forse in mente il modello Usa dove, innanzitutto, il sindacato è unitario e dove è lo stesso sindacato a sanzionare i comportamenti scorretti dei dipendenti prima che lo faccia l’azienda. Perché solo in questo modo il sindacato è credibile, forte e autorevole sia nei confronti dei propri iscritti e, conseguentemente, nei confronti dell’azienda.

 

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