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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Dai mercati un nuovo allarme per l’Italia

Passata l’attesa per gli stress tests, l’attenzione dei mercati torna a concentrarsi sui rischi dei debiti sovrani dei paesi europei. MAURO BOTTARELLI ci spiega come viene vista l’Italia in questi giorni di continue liti politiche nella maggioranza

Foto AnsaFoto Ansa

La pantomima degli stress tests è finita, ringraziamo il Signore per il termine di questo stillicidio di indiscrezioni e attese mal riposte. Il mio giudizio sul valore di quei tests lo conoscete da tempo, i risultati ufficiali non lo cambiano.

 

Sono però felice di condividere il mio pensiero con Nouriel Roubini, il catastrofista per antonomasia che però, visto che ci prende con precisione chirurgica da almeno due anni e mezzo a questa parte, oggi viene interpellato anche dai media più istituzionali: «Quei tests sono irrealistici perché non sono stati sufficientemente duri per riflettere il peggioramento delle condizioni economiche europee: per quanto riguarda crescita e rischio sovrano, i criteri utilizzati dai tests sono assolutamente inattendibili. Inoltre, per quanto riguarda il rischio sovrano contenuto nei maturity books, i tests non contemplavano l’ipotesi di default».

Ma non solo. Anche per Steve Bernstein della Oppenheimer Investment Asia, «manca completamente il rigore nei criteri di quei tests. Le banche costrette a nuove capitalizzazioni saranno molte di più, statene certi, anche perché è assurdo mettere sotto stress solo una parte del portafoglio, occorreva mettere mano anche al portafoglio di investimento delle banche».

Per Jim Rogers, uno dei più famosi investitori del mondo, «gli stress tests sono stati soltanto un esercizio di pubbliche relazioni, una perdita di tempo e di inchiostro dei giornali. I criteri non erano sufficientemente duri e i mercati lo sanno benissimo».

Per James Ferguson, analista alla Arbuthnot Securituies, «quella degli stress tests è stata un’occasione persa per le banche e i regolatori di rimettere il sistema in carreggiata. E si sa che quando si falliscono certe opportunità, queste ti si ritorcono contro prima o poi. Le banche dovevano essere obbligate dai regolatori a ricapitalizzare, perché solo così - al netto delle perdite - potranno tornare a fare credito a consumatori e imprese, il loro lavoro. Così gli si consente solo di continuare a stringere i cordoni del credito per indirizzare il capitale verso investimenti più fruttuosi, ovvero operare sulla leva come dei fondi»

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COMMENTI
28/07/2010 - grazie (maura del torrione)

Grazie per la risposta, esauriente e comprensibile. maura

 
28/07/2010 - fallimento delle piccole banche americane (maura del torrione)

Ho letto un articolo su Arianna Editrice di Matteo Cavallito che parlava della strage di piccole banche americane costrette a fallire. Ad oggi sono 103. Ora le chiedo ma le nostre "piccole banche" che fine faranno? grazie Maura

RISPOSTA:

Cara del Torrione, escludo una deriva statunitense per le nostre “piccole” banche, soprattutto le popolari che nella maggior parte dei casi sono state ben lontane da derivati e veicoli finanziari basati sulla leva e hanno continuato a erogare credito e fare gestire risparmio. Inoltre, quelle banche Usa erano esposte per la quasi totalità del capitale nella bolla dei subprime con relative insolvenze, cosa che in Italia non è accaduta. Una cosa vale però la pena dirla. Il risultato degli stress test per Banca Monte dei Paschi di Siena non è stato entusiasmante, visto che l’asticella del Tier 1 al 6 per cento è stata superata di pochissimo. E subito si sono susseguite le voci di un aumento di capitale, immediatamente smentite dai vertici. I mercati però credono poco alle parole di Mps. Lo testimonia l’andamento al rialzo dei Cds sulla banca senese, che proprio ieri hanno toccato quota 168,68 punti base: non si tratta del massimo storico ma è rilevante l’incremento rispetto a l'altro ieri, +13,08 per cento per complessivi 19,52 punti in più. A Siena si mostrano tranquilli ma gli operatori continuano a scommettere contro Mps. Non pensi a rischi di default in stile Usa per Siena, non c'è nemmeno da immaginarlo. Però qualcosa che scricchiola c'è, altrimenti il mercato non si lancia nella scommessa speculativa rischiando di lasciarci le penne. Cordialmente (Mauro Bottarelli).