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FINANZA/ 1. Dai mercati un nuovo allarme per l’Italia

Pubblicazione:martedì 27 luglio 2010

Foto Ansa Foto Ansa

Sufficiente? D’altronde, basta vedere la “tiepidezza” delle Borse europee ieri (con i guadagni delle banche incapaci da fare da traino per i listini), primo giorno di apertura dopo la pubblicazione dei risultati, per capire che le banche possono prendere in giro se stesse e i cosiddetti regolatori ma non gli investitori, ovvero chi rischia di perdere di suo e non può godere di aiuti di Stato in caso di crack.

 

Capitolo chiuso, almeno per quanto mi riguarda. Anche perché i problemi, per l’Italia, trascendono e di molto la questione del sistema bancario. Vista da Londra, infatti, la situazione è grave e impone un unico imperativo: il governo smetta di litigare, la smetta con le divisioni, i processi sommari sui giornali, le veline avvelenate. Se non ce la fa più, si vada al voto o a un governo di larghe intese per stabilizzare la situazione e governare la crisi: in troppi stanno fregandosi le mani ogniqualvolta l’uno o l’altro protagonista lancia attacchi e ultimatum agli altri. Quindi, fatela finita.

 

E non tanto per decenza politica, categoria sconosciuta, ma per il fatto che i mercati stanno mettendo l’Italia nel mirino: difficile spiegare altrimenti l’intemerata contro il nostro paese lanciata da Edward Hugh, meglio conosciuto come lo “Europe prophet of doom”, secondo cui «l’Italia è una bomba ad orologeria ticchettante a causa della sua enorme economia grigia». Ovvero, il sommerso. Per Hugh, infatti, «l’Italia ha una forte economia informale e come tale quest’ultima non garantisce gettito fiscale, il problema è che alla fine si riesce sempre a ottenere sanità e pensioni pur non avendo versato nulla o un quota risibile del reddito reale. Temo che la situazione sia ormai fuori controllo».

 

Per Hugh, quanto sta accadendo nell’Europa orientale - per esempio in Ungheria - rischia di ripetersi nell’Europa del Sud nell’arco di due-tre anni al massimo: «L’Ungheria punta a svalutare il fiorino ma non può farlo più di tanto perché la maggior parte dei prestiti sono denominati in monete estere: se non dovesse funzionare questo processo, posto in essere ad esempio in Lituania, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia potrebbero ritrovarsi in grave sofferenza e a quel punto la Germania dirà basta al salvataggio e all’aiuto a pioggia e senza fine dei partner economicamente depressi». Per Hugh, inoltre, «nell’Europa del sud la gente vive in un mondo irreale e non si rende conto della gravità dei problemi che presto sarà chiamata ad affrontare e risolvere».

 

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COMMENTI
28/07/2010 - grazie (maura del torrione)

Grazie per la risposta, esauriente e comprensibile. maura

 
28/07/2010 - fallimento delle piccole banche americane (maura del torrione)

Ho letto un articolo su Arianna Editrice di Matteo Cavallito che parlava della strage di piccole banche americane costrette a fallire. Ad oggi sono 103. Ora le chiedo ma le nostre "piccole banche" che fine faranno? grazie Maura

RISPOSTA:

Cara del Torrione, escludo una deriva statunitense per le nostre “piccole” banche, soprattutto le popolari che nella maggior parte dei casi sono state ben lontane da derivati e veicoli finanziari basati sulla leva e hanno continuato a erogare credito e fare gestire risparmio. Inoltre, quelle banche Usa erano esposte per la quasi totalità del capitale nella bolla dei subprime con relative insolvenze, cosa che in Italia non è accaduta. Una cosa vale però la pena dirla. Il risultato degli stress test per Banca Monte dei Paschi di Siena non è stato entusiasmante, visto che l’asticella del Tier 1 al 6 per cento è stata superata di pochissimo. E subito si sono susseguite le voci di un aumento di capitale, immediatamente smentite dai vertici. I mercati però credono poco alle parole di Mps. Lo testimonia l’andamento al rialzo dei Cds sulla banca senese, che proprio ieri hanno toccato quota 168,68 punti base: non si tratta del massimo storico ma è rilevante l’incremento rispetto a l'altro ieri, +13,08 per cento per complessivi 19,52 punti in più. A Siena si mostrano tranquilli ma gli operatori continuano a scommettere contro Mps. Non pensi a rischi di default in stile Usa per Siena, non c'è nemmeno da immaginarlo. Però qualcosa che scricchiola c'è, altrimenti il mercato non si lancia nella scommessa speculativa rischiando di lasciarci le penne. Cordialmente (Mauro Bottarelli).