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FINANZA/ 2. La “ricetta” ungherese può portarci fuori dalla crisi?

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Gyorgy Matolcsy, ministro dell'Economia ungherese  Gyorgy Matolcsy, ministro dell'Economia ungherese

Una notizia più di altre rende chiari i rapporti che, a livello internazionale, si stanno delineando tra gli stati da una parte e le banche e le istituzioni monetarie dall’altra. La notizia è quella della rottura dei negoziati tra l’Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale e governo ungherese. I negoziati dovevano verificare le riforme economiche e fiscali messe in atto dal governo, dopo il prestito di 20 miliardi di euro concessi nel 2008.

 

L’interruzione dei negoziati è una clamorosa ritorsione, dopo che il governo ungherese ha presentato la nuova finanziaria, nella quale vengono esclusi nuovi tagli alle spese e viene introdotta invece una tassa sugli utili alle banche. Nella legge finanziaria era inclusa anche una diminuzione dello stipendio al Governatore della Banca Centrale.

 

Con tale finanziaria, il governo intende raggiungere l’obiettivo di contenere il deficit entro il 3,8% per il 2010, valore concordato con lo stesso Fmi. L’effetto ottenuto finora è quello invece di una rabbiosa reazione di alcune banche, che hanno inviato una lettera di protesta al governo ungherese e ai rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale contro l’introduzione di una tassa sui loro utili.

 

Ma tali banche non sono ungheresi. Esse sono Intesa Sanpaolo, CIB Bank (controllata da Intesa), Unicredit, Bayern LB, Raiffeisen International ed Erste Bank. Dopo aver lucrato in Ungheria, proponendo mutui in valuta estera a tassi vantaggiosissimi, ora le banche non vogliono che venga intaccato il loro business. Soprattutto con una legge che si propone di attuare un fondo del governo a difesa dei sottoscrittori dei mutui, in modo che non perdano la casa. Sono contrarie, l’hanno esplicitamente detto.

 

Per loro si tratterebbe di una clamorosa violazione di un principio sacro: non si aiutano i debitori; al limite si aiutano le banche creditrici, che non riescono più a riavere indietro la moneta che loro hanno creato dal nulla, in modo che possano tornare a fare ancora prestiti, a creare ancora debito impagabile.

 

Oltre a ciò, il governo ungherese si appresterebbe a fare esattamente il contrario di quanto non deciso all’ultimo G20, e cioè una tassa sul sistema bancario e finanziario. Sarebbe un affronto intollerabile. Con la stessa legge finanziaria, il governo ha intenzione di portare la tassa per le nuove imprese al 10% (oggi è al 19%) e applicare invece una nuova tassa al sistema bancario.

 

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