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FINANZA/ 2. La “ricetta” ungherese può portarci fuori dalla crisi?

Gyorgy Matolcsy, ministro dell'Economia ungherese Gyorgy Matolcsy, ministro dell'Economia ungherese

Non lo possono permettere. Soprattutto non possono permettere che una simile esperienza mostri i suoi frutti: potrebbe avere successo, e l’Ungheria, in un mondo sempre più indebitato e in recessione, potrebbe realmente risollevare le proprie finanze. Potrebbe diventare addirittura un esempio da seguire.

 

Il Fmi ritiene che il governo ungherese dovrà varare manovre aggiuntive e ulteriori misure di austerità, cosa che il ministro dell’Economia ha escluso. Da qui la decisione di sospendere i negoziati e riprenderli a settembre. Fino ad allora, il governo ungherese non potrà accedere ai 5,5 miliardi di euro che ancora restano inutilizzati del pacchetto di aiuti da 20 miliardi di euro varato da Fmi e Ue a favore del governo magiaro.

 

I mercati finanziari hanno immediatamente punito la nuova situazione, con un ribasso del fiorino ungherese. In questo modo, chi ha contratto un mutuo in valuta estera, si trova a pagare rate sempre più care. Una volta, un dittatore o un re avrebbe nazionalizzato le banche, anche le filiali locali di banche straniere. Oggi, al contrario, l’Ue ha il potere di esautorare le autorità locali, quando un governo è fuori dai parametri imposti e subisce i richiami e le sanzioni delle commissioni europee.

 

Questo abbiamo permesso, con il Trattato di Lisbona. Un Trattato mai approvato da nessun popolo, poiché il precedente trattato era stato bocciato dai pochi stati in cui si era svolto un referendum. Allora a Lisbona hanno fatto un Trattato, costituito da una lunga e stucchevole serie di modifiche alla costituzione precedente, in modo da approvare le modifiche senza aver mai approvato alcun Trattato. Perché nessuno avrebbe mai approvato una Costituzione senza radici.

 

Questa è la radice del male della politica europea: un vuoto di potere politico, che diviene lo spazio di strapotere del sistema bancario europeo, governato dalle leggi del profitto e della finanza speculativa.

 

Rispetto a questo quadro, il principio di sussidiarietà si muove in direzione esattamente opposta. La direzione è quella del sostegno alle comunità e alle autorità locali, non lo scontro e il ricatto. Proprio il volume “Sussidiarietà e Pubblica Amministrazione - Rapporto sulla Sussidiarietà 2009” recentemente pubblicato, mostra con le indagini condotte e le esperienze concrete raccontate dagli stessi protagonisti, la direzione che è indispensabile prendere affinché i cittadini non siano semplici utenti, ma protagonisti e coautori dei servizi sociali di cui la Pubblica Amministrazione mantiene indirizzi e responsabilità. Un percorso di condivisione che vive soprattutto di reciproche responsabilità.

 

Senza nascondere i problemi ancora presenti, dovuti a una situazione in cui i vari protagonisti della società faticano a trovare il punto di equilibrio di un rapporto che è ancora agli inizi (“un possibile aspetto negativo costituito da una dialettica pubblico/privato senza una storia cui fare riferimento” , pag. 231), occorre ribadire che “per questo bisogna investire molto anche sulla formazione continua di chi lavora nella pubblica amministrazione” (pag. 245).

 

Proprio il volume in questione mostra come in molti esempi sarebbe possibile applicare un sistema di Moneta Complementare per sostenere quelle iniziative che vengono attuale secondo il principio di Sussidiarietà. Per esempio, alle pagine 224-225 si descrive l’introduzione dei voucher chilometrici, utilizzabili per il servizio di trasporto e accompagnamento per disabili denominato “Muoversi” e realizzato in Trentino. Il costo del servizio, pari a quasi 2 milioni di euro, per il 10% è a carico degli utenti.

 

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