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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. La “ricetta” ungherese può portarci fuori dalla crisi?

Gyorgy Matolcsy, ministro dell'Economia unghereseGyorgy Matolcsy, ministro dell'Economia ungherese

Ebbene, cosa impedisce che tale 10% sia una, Moneta Complementare, sotto forma di buono sconto? Tali buoni sconto potrebbero essere distribuiti dalla Provincia di Trento agli utenti fruitori del servizio. Verrebbero accettati dalla società di trasporti, che avrebbe la facoltà di utilizzarli nel tessuto economico locale (all’interno di un circuito di esercizi commerciali convenzionati) o per il pagamento di tasse locali. Le Amministrazioni Locali potrebbero di nuovo rispendere questi buoni nel circuito dei negozi locali convenzionati. Tali buoni, circolando, farebbero davvero il lavoro di una moneta. Sarebbero vera moneta.

 

E ci si potrebbe non limitare al 10%, ma si potrebbe arrivare al 20%, destinando il 10% agli utenti del servizio, e il restante 10% all’azienda fornitrice del servizio, sempre con la possibilità di utilizzare tali buoni come pagamento parziale delle tasse o negli esercizi commerciali locali convenzionati.

 

Lo stesso dicasi per i Voucher di conciliazione. “I voucher sono titoli di spesa, il cui valore economico è compreso tra 900 e 1500 euro. L’utente compartecipa al costo con un importo pari almeno al 10% del valore del buono. I voucher consentono di acquisire dei servizi di educazione e cura di minori dai 3 mesi agli 11 anni, organizzati in forma complementare rispetto ai servizi erogati allo stesso titolo dalle realtà istituzionali operanti sul territorio”.

 

L’aggettivo complementare non l’ho inserito io, è proprio così nel testo. “I servizi complementari intervengono nelle fasce orarie e nei periodi di chiusura dei servizi ordinari” (pag. 224-225). “La volontà è quella di intervenire sulla filiera […] per rafforzarla”. E questa è precisamente una delle caratteristiche fondamentali dei circuiti di Moneta Complementare: il rafforzamento dell’economia locale e il sostegno alle filiere di produzione di beni e servizi.

 

Il massimo dell’efficacia si raggiunge poi quando si hanno situazioni di filiere di beni e servizi localizzati. In tal caso, oltre al cointeresse che coinvolge tutti gli attori di una stessa filiera (i buoni profitti di un attore della filiera finiscono col riversarsi anche agli altri), vi è un vero risparmio finanziario per tutti gli attori della filiera (soprattutto in presenza di una Amministrazione Locale che accetta i buoni in parziale pagamento dei tributi e li rispende ovviamente sul territorio medesimo).

 

Il buon funzionamento di una filiera finisce con il coinvolgere anche gli altri attori presenti nel tessuto economico locale. E che questa sia la strada viene affermato a chiare lettere, laddove “si afferma la volontà di estendere l’applicazione del voucher ad altri target di utenza, trasformandolo da un servizio 0-3 anni a un servizio 0-100” (pag. 226). Lo stesso dicasi per la provincia di Verona: “La prospettiva è quella della diffusione di un sistema di accreditamento” (pag. 229).

 

Ovviamente, all’appello non poteva mancare la Regione Lombardia, con quello che giustamente è considerato il fiore all’occhiello di un politica sussidiaria: il buono scuola, la cui positiva esperienza ha permesso la nascita di una riforma “di tutta la filiera istruzione-formazione-lavoro, dando un quadro organico e unitario al sistema” (pag. 242).

 

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