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FIAT/ I nuovi nemici che minacciano i piani di espansione di Marchionne

Pubblicazione:mercoledì 28 luglio 2010

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Lo fa con i collaboratori (le sue prime linee vengono sostituite con grande rapidità) e con gli interlocutori in genere. L’innegabile successo che ha avuto in questi anni alla Fiat, salvata da un probabile fallimento, lo ha convinto di essere sulla strada giusta, perché è l’unico metodo per gestire un’azienda portando a casa dei risultati.

 

Questa sua propensione naturale ad andare diritto allo scontro senza far nulla per evitarlo, si è accentuata in questi ultimi mesi per una ragione: il tempo. Marchionne capisce di averne sempre meno: il suo progetto di trasformare la Fiat in uno dei pochi grandi protagonisti a livello mondiale dell’automobile deve essere realizzato molto rapidamente, perché altri stanno già minacciando la sua posizione e se non corre la Fiat rischia di rimanere fuori dai giochi.

 

Paradossalmente questa necessità di accelerare è arrivata proprio assieme ai primi segnali di ripresa del settore automobilistico: la stessa General Motors (data da tutti per defunta soltanto fino all’anno scorso) sta ottenendo risultati finanziari eccellenti. Quindi GM e altri concorrenti che fino a ieri erano (o sembravano) deboli, non sono più tali. Stanno riacquistando forze, sono vivi e vitali sul mercato e puntano a crescere. Sono rientrati in partita.

 

Dunque bisogna fare in fretta a produrre auto di qualità gradite al mercato e ai prezzi più convenienti possibili. Bisogna sfornare nuovi modelli di successo e ottenere decisivi miglioramenti di produttività. Se non lo si può fare a Mirafiori pazienza, lo si farà a Kragujevac o in qualsiasi altro posto al mondo.

 

Se i sindacati (buona parte) e i politici (quasi tutti) non capiscono e si rifiutano di credere che quella dell’auto è davvero diventata un’industria globale e non ne accettano le regole, la Fiat se ne andrà per conto suo. È bene che si sappia, che se ne parli, che se ne dibatta. Ma in fretta. È rimasto poco tempo per le parole, perché i concorrenti intanto hanno già deciso e vanno avanti.



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