BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ I guai del Belgio mettono paura all’Europa

La crisi del debito europea non è più limitata ai cosiddetti Pigs, ma coinvolge anche il Belgio. Una situazione, spiega MAURO BOTTARELLI, che complica lo già fragile scenario di ripresa globale

Foto Ansa Foto Ansa

È bastato un dato negativo sugli ordinativi di beni durevoli negli Usa per far girare in negativo le Borse europee e i futures di Wall Street: il placebo degli stress tests è durato poco, quasi nulla. Sono i dati macro a fare la differenza, oltre alle prese di beneficio, i picchi durano un giorno.

 

Ma al di là delle valutazioni globali sulla ripresa che non c’è, a far tremare più di un investitore ieri è stata la notizia che la crisi del debito europea non è limitata al cosiddetto Club Med ma vede coinvolto - e in maniera tutt’altro che marginale - anche il Belgio, già alle prese con tensioni politiche e minacce di secessione tra fiamminghi e valloni.

Non si tratta di un allarme a tempo ma di una crisi strutturale delle finanze pubbliche messa in evidenza dal report di un istituto indipendente che ha contestato apertamente le previsioni di entrate fiscali del governo e messo in guardia lo stesso riguardo il deficit di budget crescente: insomma, in discussione è la stessa capacità del Belgio di porre le proprie finanze in linea con i requisiti richiesti dall’eurozona.

Senza un innalzamento delle tasse o un drastico taglio della spesa si arriverà a un 5,2% del Pil quest’anno, contro il 4,8% delle previsioni governative. Entro il 2015 la spesa pubblica dovrebbe essere tagliata di 25 miliardi di euro per bilanciare il budget e rientrare nei criteri europei adottati in seguito alla crisi del debito sovrano: come minimo, si tratta di 3 miliardi di euro più di quanto evocato come stretta fiscale necessaria da tutti i partiti durante la campagna elettorale per le elezioni di sei settimane fa.

I tagli alla spesa pubblica di breve termine dovranno essere pari a 1,3 miliardi di euro entro pochi mesi per raggiungere i limiti imposti dall’Ue, una cifra confermata anche del quotidiano finanziario belga L’Echo: manovre dure rese necessarie, sottolinea il report, dalle ultra-ottimistiche previsioni di entrate fiscali da parte del governo precedente.

«In tempi normali prendere decisioni di questo genere potrebbe essere onesto, lineare. Il problema è che oggi non c’è un governo in grado di fare questo», sottolinea Philippe Ledent, economista presso ING Belgium. In effetti, con sette partiti ancora impegnati in colloqui per cercare di formare la coalizione, diciamo che la parola stabilità è ben lungi dal poter descrivere il panorama politico del più europeo degli Stati dell’Ue.

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO