BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ I guai del Belgio mettono paura all’Europa

Pubblicazione:

Foto Ansa  Foto Ansa

Il debito nazionale belga è schizzato alle stelle dall’inizio della crisi finanziaria, superando il 100% del Pil all’inizio di quest’anno: solo la Grecia e l’Italia sono messe peggio nell’eurozona. I funzionari delle finanze del Belgio minimizzano, sottolineando come il relativamente basso deficit di budget funzioni come rassicurazione presso gli investitori rispetto al debito sovrano: i bond a 10 anni sono al 3,3%, 56 punti base più alti del Bund tedesco.

 

Insomma, i Piigs ora potrebbero diventare Pibigs: e la fiera degli acronomi, statene certi, è destinata a proseguire con l’arrivo dell’autunno. Ma se l’Europa deve affrontare guai seri - ieri Mervyn King, governatore della Bank of England, ha parlato chiaramente di un serio rischio inflattivo, con prezzi in continua crescita nel paese - anche altrove arrivano brutte notizie.

 

In un documento che rappresenta la prima analisi comparativa dell’economia cinese negli ultimi tre anni, il Fondo Monetario Internazionale ha detto chiaramente che la crescita di Pechino continuerà a essere robusta e l’inflazione benigna. Tutto bene, quindi? Non proprio. L’Fmi ha infatti avvertito la Cina rispetto alle nuove sfide che la attendono, prima delle quali la gestione degli effetti collaterali della politica di stimolo che include un pacchetto record da 9.600 miliardi di yuan (circa 1.000 miliardi di euro) di prestiti dalle banche cinesi: il totale è esattamente il doppio di quanto registrato nel 2008.

 

Per l’Fmi è necessaria un vigilanza di regolamentazione e supervisione che si occupi di valutare eventuali deterioramenti della qualità del credito, oltre che stimolare maggior trasparenza nei prestiti alle autorità locali. D’altronde, sono gli stessi funzionari governativi cinesi a parlare di forte rischio di default per molte banche del paese riguardo almeno un quinto dei 7.700 miliardi di yuan prestati ai governi locali: almeno 1.550 miliardi di yuan sono stati giudicati “complicati” dalla China Banking Regulatory Commission.

 

Dagong Global Credit Rating, un’agenzia di rating privata, ha già duramente attaccato la politica di valutazione data ai veicoli di investimento dei governi locali: ovvero, i richiedenti prestiti legati alle autorità governative fanno una sorta di shopping per ottenere i migliori rating dalle agenzie e chiunque garantisca loro una migliore valutazione, ottiene il contratto: «Tutto questo è tremendamente pericoloso», ha dichiarato Guan Jianzhong, presidente di Dagong.

 

Per Stephen Green, economista di Standard Chartered, il book dei prestiti cinesi rimane tuttavia sotto controllo: «Aggiungendo tutti i prestiti, si ottiene una figura pari all’80% del Pil, una percentuale di assoluta sopravvivenza in un’economia che cresce del 10% l’anno. I problemi possono esserci a livello locale, dove alcune autorità hanno accumulato più di quanto possano gestire ma a livello nazionale la situazione non è male».

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >