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FINANZA/ I guai del Belgio mettono paura all’Europa

Pubblicazione:giovedì 29 luglio 2010

Foto Ansa Foto Ansa

Già, non è male: ma se l’Fmi conferma la crescita del 10%, moltissimi analisti parlano di una netta frenata - confermata da alcuni dati macro, export e traffico cargo soprattutto - e di una crescita del 7%. Sempre siderale, ma in quel caso quell’80% del Pil va rivisto nel suo impatto. E non di poco.

 

C’è poi la questione monetaria, visto che l’Fmi ritiene tuttora il renmibi sottovalutato tra il 5 e il 27 per cento, un’accusa a cui le autorità cinesi si sono rifiutate di rispondere ma che fa riflettere rivedendo i dati di export. Dati che, comunque, per il Fondo sono eccessivamente sbilanciati: occorre quindi un renmibi più forte al fine di garantire un ribilanciamento dell’economia globale che non può prescindere dall’oligopolio cinese sulle esportazioni grazie al dumping monetario.

 

D’altronde, il calo per tre giorni consecutivi de prezzo del petrolio parla la lingua di una crescita rallentata, soprattutto nelle due principali economie acquirenti di oro nero: Cina e Usa. Per Christophe Barret, analista di commodities per Credit Agricole CIB a Londra, «le notizie macroeconomiche e le paura di una recessione double-dip stanno guidando questo sentimento di sfiducia che porta a corsi ribassisti». Insomma, lungi dal guardare agli stress tests come a degli indicatori credibili, è la ripresa globale a parlare la lingua di uno sforzo inutile che non riesce a concretizzarsi nonostante i fiumi di denaro spesi negli stimoli. E, anzi, a mandare segnali contrastanti di recessione e rischio iper-inflattivo nel breve-medio termine.



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