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PMI/ Basta coi buoni propositi, abbattiamo i nemici delle piccole imprese

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La domanda che ci si dovrebbe porre è: «Perché si accede alle banche?». Ora come ora, non certo per un processo virtuoso che ricerca finanziamenti per idee innovative o prospettive di sviluppo. La necessità cronica di risorse finanziarie è dovuta ai ritardi infiniti nel pagamento da parte della Pubblica Amministrazione o per la strozzatura di grandi aziende. I dati europei ci dicono che le Pmi devono attendere tra i 20 e i 100 giorni per farsi pagare le fatture; in Italia il 50% delle imprese supera i 120 giorni d’attesa, mentre il 25% addirittura i 180. Gli Istituti di Credito lucrano su quest’inefficienza, e questa non è certo una prassi tipica di un sistema economico virtuoso. Ma se Stato e grandi aziende pagassero in tempo il dovuto, il piccolo imprenditore andrebbe in banca solo per nuovi investimenti. È a questo livello che si colloca la grave responsabilità delle Istituzioni.

 

Uno dei punti del decalogo dello Small Business Act è dedicato alla cosiddetta “Seconda Possibilità”. Perché tanto riguardo per chi ha fallito?

 

Per spezzare una dinamica crudele, che non perdona chi si è assunto un rischio, forse più grande delle proprie possibilità. Bisogna punire i recidivi che lucrano sui fallimenti, ma lasciare una speranza alla gran maggioranza degli imprenditori onesti che hanno fatto male i loro conti. A livello europeo, i fallimenti costituiscono circa il 15% di tutte le chiusure. Eppure la stigmatizzazione della sconfitta è tuttora presente, tanto che il 47% della popolazione è riluttante a effettuare ordinazioni a imprese precedentemente fallite. Non parliamo dei tentativi di ripartire: una procedura di fallimento richiede in media tra 4 mesi e 9 anni. In Italia solo il 4,6% delle procedure si chiude entro l’anno, mentre il periodo medio è di quasi 3 anni. Ricordo solo un dato che non ha bisogno di commenti: il 42% dei fallimenti dichiarati nel 2001 risulta a oggi ancora aperto.

 

Introiti importanti sono assicurati alle imprese dalle grandi opere pubbliche, mentre le Pmi lamentano l’impossibilità di accedere a tali appalti. Con l’attuazione dello SBA potranno cambiare realmente le cose?

 

La questione è di primaria importanza se si considera che gli appalti pubblici rappresentano il 16% del Pil dell’Ue. Ma solo il 14% è vinto da aziende che contano meno di tre dipendenti. A questo proposito, terrei a chiarire che non vogliamo che si aiutino i piccoli finendo col pagar di più quello che si potrebbe avere a meno. Chiediamo agevolazioni alle Pmi perché crediamo che, una volta garantite nel pagamento in tempi ragionevoli, anche le micro aziende possano tranquillamente competere con l’economia di scala.

 

A quale livello la Pubblica Amministrazione potrebbe intervenire in tempi rapidi?

 

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