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FIAT/ Bertone: il segreto di Marchionne è nascosto negli Usa

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Di qui la scelta di sistemare, una volta per tutte, la questione del confronto con la contestazione, soprattutto i micro- sabotaggi, in fabbrica. Ma anche di dettare nuove regole, più adeguate al confronto internazionale. Sia alla controparte sindacale, meno ostile di quanto non appaia a prima vista, che alle forze politiche e, perché no?, anche alla macchina della Confindustria. Con le sue burocrazie e i suoi costi esagerati, eredità di un’organizzazione del lavoro e della società a piramide, che oggi hanno poco senso.

 

Occorre, infine, non dimenticarsi mai l’esperienza Usa di Marchionne se si vuol capire la rabbia che emerge dietro certi atteggiamenti che appaiono esagerati o, al contrario, esagerati secondo i rituali di casa nostra. Marchionne ha l’onore di accogliere il presidente degli Stati Uniti in una fabbrica che è stata salvata con il contributo determinante dei soldi (ancora da restituire) di contribuenti Usa.

 

Ma lo stesso Marchionne ha dovuto affrontare la sfida di Pomigliano senza che un solo membro del governo, per non parlare del presidente del Consiglio, scendesse in campo in appoggio del gruppo torinese che pure prometteva (e promette) 20 miliardi di investimenti in Italia, Paese che attualmente attrae meno quattrini dall’estero della Turchia, terra dove la P3 evoca solo il nome di un pneumatico (quelli che la Pirelli turca sfornerà per la F1) piuttosto che l’ultima, misera pochade italiana.



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COMMENTI
31/07/2010 - Possibile che non capiscano? (Lorenzo ROMANO)

A causa della disparità sociale delle varie nazioni nell'economia globale non c'è più spazio per sentimentalismi o reminiscenza di una "cultura" sindacale ormai d'altri tempi, tempi andati! Non capiscono che la produzione industriale o è competitiva o non può esserci ed è per questo motivo che le aziende europee ora sono soggette all’effetto domino di trapianto o di fallimento. Non capiscono che a parità di costi delle materie prime e dell’energia, la competività si ha sotto il profilo tecnologico e dei costi di produzione. Azzerato il profilo tecnologico rimangono i costi di produzione e quindi lo “sfruttamento” degli impianti. L’AD sta facendo del suo meglio per non chiudere i vari impianti in Italia ma deve rendere conto agli azionisti ed allora, i sindacati cosa vogliono?? Vi sono molte altre soluzioni industriali ma non di certo impostate sull’automobile, c’è troppa concorrenza internazionale: l’operaio indocinese costa quasi 1/10 di quello europeo e vi sono centinaia di migliaia di operai pronti a lavorare giorno e notte per un pugno di riso! Ecco perché il piano dell’AD deve essere sostenuto: meglio lavorare anche se disagiati che rimanere disoccupati! Altrimenti deve intervenire il Governo ma come? Con la CIG? Con l’assunzione in posti di lavoro governativi? E chi paga, i disoccupati? Oppure si vuole far aumentare le tasse per uccidere definitivamente l’industria? La recessione – quella vera – non è terminata... (rolo7@tiscali.it)