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FINANZA/ 1. Gli esperimenti di Germania e Austria per uscire dalla Grande Crisi

Il Wara Il Wara

I “tagli” di questi certificati erano da uno, cinque e dieci scellini, che scadevano dopo un mese; il possessore, però, poteva prorogarli applicandovi, a proprie spese, una marca - acquistabile in Comune - pari all’1% mensile (ossia il 12% annuo) del valore facciale. L’emissione era “coperta” alla pari: una somma uguale di veri scellini era depositata dal Comune nella locale banca di risparmio. In ogni momento, ogni detentore di “banconote del lavoro” (moneta deperibile) avrebbe potuto presentarle all’incasso e riscuotere scellini.

 

Venne però stabilito che, per questa operazione, la banca avrebbe riscosso un “aggio di servizio” del 2%. Allo stesso tempo, questi certificati potevano essere depositati in banca alla pari (riconoscendo ai titolari del deposito un credito pari al valore facciale) ma non fruttavano interessi; la banca era oberata della tassa “di parcheggio”, essendo così incentivata a prestarli. Poiché il costo di detenzione della moneta deperibile, 1%, era solo la metà del costo del suo cambio in scellini, di fatto nessuno portò mai all’incasso la nuova moneta.

 

Tutti gli impiegati del Comune, compreso il sindaco, dal luglio 1932 cominciarono a ricevere metà del loro stipendio in moneta deperibile. Questi certificati cambiarono mano mediamente circa 36 volte al mese, sviluppando, nei 14 mesi dell’esperimento un volume di affari 2,5 milioni di scellini, mentre il denaro “buono” retrocede a circa soli 5 passaggi di mano mensili. Il comune, accettandoli in pagamento delle imposte e servizi, li rispendeva immediatamente in opere pubbliche, facendo lavorare tutti i disoccupati: vennero costruiti ex novo un ponte sull’Inn, quattro strade, rimodernate le fognature e ampliata la rete idrica.

 

“A Worgl si lavora sodo e a pieno regime, si vive decorosamente, i prezzi sono stabili, il benessere aumenta”, racconta ancora Fritz Schwartz. L’esperimento, che funzionava molto bene, destò l’attenzione dei paesi limitrofi, i quali copiarono l’esperienza. Il comune di Kitzuhel, oltre ad aver incominciato ad accettare i buoni di Worgl, decise di emettere 3000 scellini di suoi certificati, e i 300.000 tirolesi circostanti si interessarono a questo modello.

 

Anche qui il tutto finì per l’intervento della Banca Centrale austriaca. Nell’agosto del 1933, arrivarono funzionari della Banca Centrale; l’art. 122 della Costituzione austriaca riserva alla Banca Nazionale il diritto di signoria e Worgl, avendo commesso un’illegalità, venne diffidato a cessarla. Fu emanato un ordine governativo di ritiro dei certificati che scadeva il 15 settembre 1933; il borgomastro ricorse alla Corte suprema, riuscendo a guadagnare un altro bimestre, ma il 15 novembre, dello stesso anno, la Corte suprema depositò la sua sentenza, rigettando l’appello e archiviando l’esperimento.

 

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