BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CRAC GRECIA/ La moneta che può aiutare l’euro a uscire dalla crisi

Pubblicazione:martedì 6 luglio 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Un simile contesto costituirebbe anche un argine naturale contro l’aggressione sui prezzi effettuata da importatori che approfittano del basso costo del lavoro in paesi in cui i diritti umani e civili sono in pericolo. Tale pratica selvaggia, favorita da una malintesa idea di globalizzazione, si scontrerebbe contro il muro di una moneta locale, inutilizzabile nei traffici internazionali.

 

In altre parole, se un importatore cinese vende a 80 ciò che io vendo a 100, io non avrò altra scelta che chiudere (oppure adeguare la mia retribuzione a quella di un lavoratore cinese, però vivendo in Italia e pagando il costo della vita italiano). Ma se io vendo il mio prodotto a 50 in moneta ufficiale + 50 in Moneta Complementare, l’importatore cinese sarà spiazzato proprio sul fronte dei prezzi, perché non potrà valorizzare le 50 in Moneta Complementare sul mercato internazionale (per pagare il trasporto, per esempio).

 

A meno che non si adegui anche lui, iniziando a spendere in Italia. A quel punto, da una prospettiva economica, sarà sempre più integrato nel tessuto economico locale. Una moneta locale spesa sul territorio locale, non farà che incentivare la produzione e l’occupazione locale.

 

Se poi la moneta ufficiale è emessa solo a debito, allora un sistema monetario complementare è assolutamente indispensabile, per difendere l’economia locale dalle devastanti e inevitabili crisi monetarie e finanziarie che ciclicamente si ripresenteranno. Una volta c’era l’anno sabbatico, ogni sette anni, durante il quale venivano cancellati tutti i debiti. Questo dava una certa stabilità a sistemi economici ancora primitivi. Lo studioso russo Kondratiev negli anni Venti del secolo scorso studiò i flussi di espansione e di crisi del capitalismo, trovando dei cicli da nove anni.

 

Questa sua posizione critica nei confronti del capitalismo gli valse grande stima e popolarità. Ma aggiunse che un eventuale sostegno a favore delle famiglie e del loro potere di acquisto avrebbe consentito al capitalismo di sopravvivere. Anzi, non solo era possibile far sopravvivere il sistema capitalistico, ma questo sostegno alle famiglie era comunque auspicabile, tanto da suggerirlo anche per il comunismo. La conclusione principale del suo studio fu però anche la causa della sua rovina: dopo il 1926 cadde in disgrazia, Stalin lo fece imprigionare, processare, deportare in Siberia, dove venne fatto fucilare. Morì a soli 46 anni.

 

La cosa singolare è che Kondratiev venne “culturalmente” condannato anche dagli ambienti accademici di ispirazione liberista. Mentre appare ovvia la condanna da parte di un regime che pretendeva di dirigere centralisticamente anche l’economia familiare, meno avvia appare la condanna da parte dei sostenitori del liberismo.

 

Così commenta quella vicenda l’economista Nino Galloni: “L’elemento di coagulo per tali posizioni, probabilmente risiede nell’altra faccia della medaglia dell’analisi di Kondratiev: un capitalismo che ciclicamente (e, quindi, regolarmente), ripeteva un errore. Tale coazione a ripetere, evidentemente, incarnava la quintessenza di una mancanza di libertà (e di una vera e propria ottusità) da parte degli operatori, la cui cupidigia impediva uno sviluppo economico equilibrato.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >