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Economia e Finanza

CRISI/ Altro che Grecia, gli Usa rischiano di crollare sotto il debito

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Se a questo uniamo le ultime notizie che giungono dagli Usa, c’è da rendersi conto del fatto che ormai la situazione è degna del 1932: Oltreoceano sono in piena recessione. Le vendite di casa calano, quelle al dettaglio di beni anche, gli ordinativi industriali a maggio hanno vissuto il peggior tonfo da marzo dello scorso anno: e cosa fa il governo Obama? Parla, si occupa di regolamentare i derivati, si strappa le vesti per il petrolio nel Golfo del Messico, ma non fa nulla per evitare che il paese sprofondi, trascinando con sé anche l’Europa.

 

La California, ad esempio, fa sembrare la situazione greca quasi rosea: i lavoratori statali hanno dovuto accettare una decurtazione degli stipendi del 14% quest’anno, 200mila dei quali si ritroveranno con il salario minimo di 7,25 dollari l’ora in ossequio alla politica di austerity necessaria a coprire il deficit di 19 miliardi di dollari. L’Illinois non sta meglio: il deficit statale è di 12 miliardi di dollari e 5 miliardi di tagli sono a carico di scuole, asili, centri di assistenza sociale e prigioni: «Non stiamo pagando i conti per servizi assolutamente essenziali, questo è osceno», ha dichiarato Daniel Hynes, uno dei revisori contabili dello Stato.

 

Negli ultimi due mesi, oltre un milione di americani è stato espulso dal mercato del lavoro: il problema è che questo scenario è figlio di diciotto mesi di tassi a zero, stimoli fiscali e politica di quantitative easing, tutte scelte che hanno portato il deficit sopra il 10% rispetto al Pil. La percentuale di americani in età lavorativa occupati è scesa a giugno al 58,5% dal 58,7%, un chiaro indicatore di stress visto che la ratio tre anni fa era del 63%: in questo lasso di tempo sono stati persi otto milioni di posti di lavoro.

 

Il tempo medio necessario per trovare un lavoro, negli Usa, è oggi di 35,2 settimane, un dato incredibile in un mercato del lavoro libero e flessibile come quello Usa, tanto è vero che numeri simili non si era mai visto dalla fine della Seconda Guerra mondiale: durante la recessione dei primi anni Novanta, il tempo medio era di 21,2 settimane. Lo stimolo fiscale voluto da Washington sta esaurendosi, ha avuto un picco nel primo trimestre ma nonostante questo l’economia è cresciuta solo del 2,7%: durante la recessione dei primi anni Ottanta, i quattro trimestri registrarono tassi di crescita relativamente del 5,1%, 9,3%, 8,1% e 8,5%.

 

Il numero di persone che hanno stipulato contratti per l’acquisto di casa nel ,mese di maggio è crollato del 30%, «un cataclisma», ha dichiarato David Bloom di Hsbc. Il Congressional Budget Office ha detto a chiare lettere che la politica fiscale passeta da un +2% netto del Pil a un -2% alla fine del 2011: questo significa che stati e contee dovranno tagliare per almeno 180 miliardi di dollari. Inoltre, le speranze che per un po’ hanno mantenuto su i mercati di una ripresa trainata dall’Asia, sono finite.

 

L’indice manifatturiero cinese è continuato a scendere da gennaio, con una contrazione record di giugno a 50,4, poco al di sopra del punto di break-even fissato a 50: ovunque, segnali di crisi, nei permessi di costruzione in Australia, nell’export turco, nell’output industriale giapponese. La Fed, ormai è chiaro, è pronta a far partire l’operazione QE2, ovvero una nuova politica di denaro a pioggia, quel quantitative easing che fino a oggi ha fatto registrare risultati pari a zero.

 

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COMMENTI
06/07/2010 - ho letto l'update (maura del torrione)

Non volevo essere offensiva nei suoi riguardi, ma a volte quello che scrive è un pò di difficile comprensione, almeno per me che comunque la leggo e la seguo con interesse, ma non sono una giornalista economica. Grazie Maura

 
06/07/2010 - very last (almeno da parte mia) (giorgio cordiero)

Interessante la sua postilla aggiunta alla risposta che mi ha cordialmente dato. Paragonare un'operazione in derivati come quella a suo tempo operata da "APRILE S.P.A.)vera cassaforte di famiglia Agnelli (sono di Villar Perosa e conosco bene gli antefatti)con un derivato "tossico" è azzardato e fuorviante. Mica tutti i derivati sono il demonio: essi nascono per scopi di copertura da rischi, oppure per solidificare società quotate ed impedire scalate , più o meno ostili. Non ci vedo nulla di eticamente deleterio nel cercare di mantenere la proprietà di un'azienda. Nel caso dell'operazione exor tutti gli azionisti sono stati ampiamente informati ed hanno avuto la possibilità di optare, con il beneplacito della CONSOB. Poi Tremonti non è certo un mio eroe, ho solo affermato che, in quel frangente aveva ragione, non escludendo che egli possa avere detto molte stupidaggini in mille altre occasioni. Sulla manovra e sulle regioni invece concordo pienamente con lei...Sarà dura.

 
06/07/2010 - ma le borse oggi non sono crollate (maura del torrione)

Caro Bottarelli dov'è il tanto annunciato crollo delle borse mondiali? Temo che abbia preso un "granchio"..

RISPOSTA:

Cara Del Torrione, come per l'utente Cordiero la invito a leggere l'update di oggi al mio articolo. Cordialmente (Mauro Bottarelli)

 
06/07/2010 - replica (giorgio cordiero)

Non mi permetto assolutamente di mettere in dubbio la sua storia di giornalista economico, serio e realistico e mi scuso con lei se il mio tono è parso anche solo vagamente offensivo. Rimane il fatto che, quando un utente legge un articolo, viene in primis colpito dal titolo, srcitto a caratteri cubitali. Poi legge anche il resto, ma il pre concetto dovuto al tenore del titolo, tende ad inficiare l'efficacia di ciò che il giornalista intendeva relamente comunicare. Leggerezza di utente frettoloso, quale io e qualche milione di persone siamo, ma non esclude la responsabilità di chi tende ad evidenziare taluni aspetti della notizia e, pur fornendo poi tutti gli elementi, lo fa in modo accessorio. Perdoni la mia pedanteria, ma sono stato giornalista pure io e mi sono reso conto che ciò che le dico è vero. Ho avuto modo di leggere altri suoi articoli che ho SEMPRE sostanzialmente apprezzato e condiviso. Questo mi è parso più catastofista e meno realista...tutto qui. Grazie

 
06/07/2010 - Realismi e catastrofismi Seconda parte (giorgio cordiero)

Se si guarda la volatilità intra day degli ultimi tre mesi si raggiungono valori che superano in media il valore di 80. Concordo sul pericolo proveniente dal debito americano ed aggiungo che esiste un altro fattore da prendere in considerazione. Il Baltic dry index che misura il costo del traffico marittimo oil free, cioè senza tenere conto del petrolio e dei suoi derivati , ha subito cali consecutivi nelle ultime 25 sedute, portandolo sui minimi di marzo 2009. Questo si è un segnale bruttino, che ci dice che il traffico delle merci è fermo e questo fattore, in una economia globalizzata, ci deve fare riflettere. Per cortesia evitiamo i toni catastofisti, anche se piacciono molto. Occorre mediare trà identità (emotività) e ruolo. Il ruolo di chi fa giornalismo finanziario, come quello di chi fa, come me consulenza è quello di essere REALISTI, ma anche quello di avere l'umiltà di riconoscere che nessuno è in grado di fare profezie. Tremonti ha fin troppa ragione quando paragona certi economisti a Maghi Magò.

RISPOSTA:

Caro Cordiero, forse non si è accorto ma ho postato un update al mio articolo: non sono tipo che sfugge alla realtà, stia sicuro. Ciò che lei con estrema eleganza definisce "castroneria previsionale" trova una spiegazione in quell'aggiunta: se non la disturba troppo leggerla, vi troverà magari qualche spunto per capire l'assoluta irrazionalità e pericolosità di quei rialzi a fronte di una situazione dei corsi che non la giustifica affatto. Per quanto riguarda il Vix, la stabilizzazione di cui parlo - con guadagni dell'indice S&P del 0,25 per cento - è a tre mesi, non a una settimana: bastava leggere, è scritto in maniera chiara a pagina 3 dell'articolo. Infine, parlando di previsioni, concordo sul fatto che siano certamente difficili da fare, ma consulti la raccolta dei miei articoli per Il Sussidiario, oltre 200, limitandosi a leggere i titoli e vedrà che più di qualcuna ne ho azzeccata. E poi, caro Cordiero, invocare come fa lei il realismo e poi citare Tremonti come rafforzativo di questo atteggiamento, appare quantomeno un ossimoro. E quanto sta accadendo in queste ore attorno alla Manovra e all'atteggiamento verso le Regioni, la dice davvero lunga. Le ricordo che il suo eroe, quello che si diverte a ironizzare sugli economisti, un tempo parlando di natura etica dell'economia, disse che tra un derivato e un'automobile della Fiat, preferiva la seconda. Peccato che per continuare a costruire auto al Lingotto hanno dovuto ricorrere a un bell'equity swap tra Ifil ed Exor per blindare la proprietà ed evitare di affrontare mercato e concorrenza. Swap per il quale alcuni dirigenti sono sotto processo a Torino. Realismo. E coerenza, please. Cordialmente (Mauro Bottarelli)

 
06/07/2010 - Realismi e catastrofismi (giorgio cordiero)

Ogni volta che leggo un articolo come quello qui sopra, nasce in me la spontanea necessità di realismo. Paragonare la crisi attuale a quella del 1929 è anacronostico, allarmistico e poco realistico, si può quasi dire che un economista che commette questo grossolano errore possa essere considerato alla stregua di chi annuncia la fine del mondo per il 2012. La situazione è oggettivamente molto diversa: nel 1929 esistevano due grandi mercati borsistici (Londra e New York) e la globalizzazione era lungi dall'essere anche solo lontanamente immaginabile. La realtà è che stiamo affrontando una situazione del tutto nuova e non vi sono bocconiani o harwardisti che possano essere in grado di prevedere alcunchè. Meglio: Qualche previsione la si può anche fare, ma essa non può essere supportata da analisi tecniche o grafiche che si stanno rivelando sempre più delle stupidaggini con un fondamento scientifico non applicabili all'economia di mercato e al mondo della borsa dove il fattore emotivo è sempre più rilevante a scapito dei fondamentali. A conferma della castroneria previsionale dell'esimio Bottarelli, in questo momento, mentre sto scrivendo il dow jones sta recuperando (non già guadagnando visto le perdite da inizio anno) un 1,33% , mentre il nostro FTSE MIB solo un modesto +3,24%. Il che non significa che prima di sera le borse non possano invertire la tendenza. IL vix si è stabilizzato? Ma come si fa a prendere in considerazione una sola settimana?

 
06/07/2010 - Disoccupazione negli States. (Alessandro Sasso)

C'è una industria negli USA che non conosce crisi: quella militare. Temo di essere un facile profeta di sventura ma la massa di disoccupati americani sarà presto impiegata in questo tipo di industria come "carne da cannone". I rumors di guerra all'Iran sono sempre più assordanti e la lobby isreliana che comanda negli USA sta premendo con sempre maggior forza per questa "soluzione" del (falso) problema atomico iraniano. Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo!