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MANOVRA/ Gentili: dopo l’accordo con le imprese resta da fare quello con le famiglie

Pubblicazione:martedì 6 luglio 2010

Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica) Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica)

Allarme rientrato, o almeno così pare. Nel tardo pomeriggio di ieri, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha potuto dire, dopo aver parlato telefonicamente con Berlusconi e Tremonti, che “le nostre richieste sono state accolte”. Un risultato importante per Confindustria e Rete Imprese Italia, promotrici nei giorni scorsi di un appello alle istituzioni politiche per modificare gli articoli 31, 38 e 45 della manovra correttiva, considerati un ostacolo eccessivo per le nostre imprese. Un focolaio di protesta contro il provvedimento del governo è stato quindi spento. Ne abbiamo discusso con Guido Gentili, editorialista de Il Sole 24 Ore.

 

Dottor Gentili, queste norme erano davvero un grosso ostacolo per le imprese?

 

Si tratta di una serie di provvedimenti che messi tutti insieme rappresentano un bel ceffone, soprattutto per le piccole e piccolissime imprese. Ora, per la verità, si tratta di capire che cosa significa esattamente che le richieste imprenditoriali sono state accolte. Potrebbe trattarsi di una soluzione di compromesso, che magari lascia ancora vivo qualche piccolo ostacolo. Tuttavia ritengo che se Emma Marcegaglia si è spinta a rilasciare quelle dichiarazioni ieri, allora gli aggiustamenti sono abbastanza seri: non dovrebbe trattarsi di un contentino passeggero.

 

Quella delle imprese è l’ultima, in ordine cronologico, di una serie di proteste contro la manovra. Sembra che tutti la ritengano necessaria, ma che poi si sentano eccessivamente colpiti.

 

Le proteste ci sono sempre a ogni manovra degna di questo nome, soprattutto in Italia. Ciascuna corporazione difende i propri interessi e non vuole essere colpita. Tuttavia questa volta ci troviamo in una condizione di eccezionalità, e le imprese non hanno commesso l’errore di dire no a priori alla manovra, anzi ne hanno riconosciuto la necessità. Del resto in Italia abbiamo un sistema disastrato di spesa pubblica che crea sprechi e squilibri, per cui si può chiedere di intervenire duramente su questo fronte e di non essere punitivi nei confronti delle imprese e, aggiungerei, delle famiglie.

 

In un suo recente articolo, lei ha scritto che non ci possiamo accontentare per il 2010 di una crescita del Pil “pari all’uno virgola qualcosa”. Pensa che tolte queste norme dalla manovra si potrà avere una crescita più forte?

 

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