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FIAT/ La Fiom e Marchionne "condannati" ad accordarsi per colpa di Pomigliano

Pubblicazione:mercoledì 7 luglio 2010

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Le trattative hanno le loro regole, cui il capo della Fiat aveva sicuramente davvero sperato di poter derogare, per stravincere, invocando improbabili soluzioni “all’Alitalia”: sospensione delle norme del contratto nazionale e applicazione di patti specifici, come il divieto di sciopero contro le clausole dell’accordo e il blocco della retribuzione dei primi tre giorni di malattia, come clausola preventiva dell’assenteismo.

 

Ma la formula Alitalia non è applicabile a Pomigliano, perché manca il requisito del passaggio di proprietà che si è avuto invece nel caso della compagnia aerea. Allora Marchionne, ottenuta la firma di Cisl, Ul, Fismic e Ugl, ha forzato la mano col referendum puntando a un risultato plebiscitario, che però non c’è stato. A questo punto, è incastrato: come può mandare a quel paese 3000 operai pronti a tutto pur di lavorare e quattro grandi sigle sindacali, determinanti per mantenere la pace sociale negli altri impianti?

 

E d’altronde, se accontentandosi di quel 63% di “sì” che non è precisamente un plebiscito, vara ugualmente gli investimenti previsti, deve mettere in conto qualche episodio di boicottaggio o di ostruzionismo da parte della minoranza del “no”, che potrebbe anche impugnare gli accordi e trascinare cento volte l’azienda in tribunale.

 

Ma anche la Fiom è in panne: come può davvero scatenare il boicottaggio contro un’intesa accettata dal 63% dei lavoratori di Pomigliano? “Ce ne andiamo a mangiare a casa di Landini!”, era la battuta che circolava ieri al cinema Gloria di Napoli, durante l’assemblea dei delegati Fiom.

 

E allora? Allora un problema vero non si porrà. L’accordo, così com’è, la Fiom non può firmarlo, per non perdere la faccia. Ma con una pecetta, un protocollino procedurale, un suffisso di qualche sorta, allora sì. Come i vertici confederali ben sanno, a cominciare dalla segretaria designata Susanna Camusso - che da oltre dieci anni segue le vertenze Fiat - già il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici prevede la possibilità dei 17 turni più uno, che sono l’architrave della rivoluzione organizzativa voluta da Fiat. La materia del contendere si circoscrive quindi alla prevenzione dell’assenteismo e alla sospensione del diritto di sciopero. Poco o nulla rispetto alla “necessità” dell’accordo.



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