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DIBATTITO/ Due numeri che smascherano il referendum sull’acqua privata

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Il problema è, allora, duplice. In primo luogo, finché la regolazione (inclusa la determinazione delle tariffe e la decisione di quali investimenti vadano effettuati e quanto e come remunerati) resterà in mano, direttamente o indirettamente, ai sindaci, la politica avrà l’ultima parola. Secondariamente, e cosa più importante, non viene sanato il conflitto di interessi che vede i comuni, contemporaneamente, banditori delle gare e parte in causa (in quanto azionista di un partecipante). Sarebbe ingenuo pensare che tale conflitto di interessi non abbia conseguenze.

 

L’esperienza dimostra, in effetti, che le conseguenze ci sono, eccome. La Fondazione Mattei ha condotto un’indagine sulle municipalizzate, trovando che - in generale - l’efficienza aumenta quando passano da pubbliche a private. L’efficienza con cui le aziende sono gestite non ha nulla a che fare con le discussioni più o meno campate in aria sull’acqua che non è una merce. Quanto meno perché la decisione politica di erogare l’acqua gratuitamente a tutti, o ad alcune fasce d’utenti, o per alcuni pattern di consumo, è ortogonale al modo in cui la filiera industriale è organizzata.

 

Sotto il profilo tariffario, la scelta è se spalmare i costi sugli utenti, oppure spostarne una parte sulla fiscalità generale. Sotto il profilo organizzativo, la scelta è tra un sistema che ha dentro di sé una serie di pesi e contrappesi i quali dovrebbero garantire un certo rigore, e un sistema che si basa sulla fede cieca nella bravura dei manager pubblici e dei burocrati che li sorvegliano. Nel primo “mondo” il controllo è automatico, nel secondo è affidato alla buona volontà di alcuni individui e, comunque, implica una maggior dose di arbitrio.

 

Quando e se gli italiani saranno chiamati a votare il referendum, dovrebbero capire che il quesito reale sarà molto diverso da quello che gli verrà illustrato nella propaganda. Essi non voteranno sulla “privatizzazione” dell’acqua: voteranno sulle modalità di affidamento del servizio. E la scelta sarà brutale: volete lasciare l’acqua al mercato, oppure assegnarne il controllo ai politici? Volete immaginare una soluzione possibile agli attuali problemi - che magari non funzionerà, ma magari sì - oppure conservare le cause che li hanno determinati?



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COMMENTI
08/07/2010 - BENEDETTO SULL'ACQUA (LUISA TAVECCHIA)

Sull'acqua Benedetto XVI si e' espresso chiaramente : RIGUARDO AL DIRITTO ALL'ACQUA, SI DEVE SOTTOLINEARE ANCHE CHE SI TRATTA DI UN DIRITTO CHE HA UN PROPRIO FONDAMENTO NELLA DIGNITA' UMANA. DA QUESTA PROSPETTIVA BISOGNA ESAMINARE ATTENTAMENTE GLI ATTEGGIAMENTI DI COLORO CHE CONSIDERANO E TRATTANO L'ACQUA UNICAMENTE COME BENE ECONOMICO. ciao luisa